PONTECAGNANO FAIANO. IL SINDACO LANZARA: “SCELTE ELETTORALI PER 2028? PER ORA PENSIAMO A GOVERNARE”

Sindaco Lanzara, mancano meno di due anni alla scadenza del suo mandato. Quali interventi, ancora, devono essere completati rispetto al programma elettorale ?

«Mancano meno di due anni, è vero. Ma io non li considero gli ultimi due anni di un’esperienza amministrativa. Li considero *due anni decisivi per completare un lavoro enorme e, soprattutto, per lasciare alla città una direzione chiara per i prossimi vent’anni*.

Per capire quello che ancora dobbiamo fare, però, bisogna ricordare per un momento da dove siamo partiti. Otto anni fa abbiamo raccolto un testimone difficilissimo. Abbiamo trovato un Comune in una situazione finanziaria molto complicata, con debiti fuori bilancio continui e il rischio concreto del dissesto; una raccolta differenziata intorno al 40 per cento; nessun asilo nido comunale; scuole, strade e strutture pubbliche che aspettavano interventi da anni e una macchina amministrativa che aveva bisogno di essere profondamente rafforzata.

Oggi Pontecagnano Faiano è un’altra città. Abbiamo rimesso in ordine i conti e oggi abbiamo un Comune finanziariamente sano. Siamo diventati una delle realtà più virtuose sulla raccolta differenziata e sono ormai diversi anni che veniamo premiati ai vertici tra i grandi Comuni costieri salernitani sopra i 15 mila abitanti. Siamo passati da zero a quattro asili nido comunali, abbiamo realizzato nuovi edifici scolastici e siamo intervenuti praticamente in tutte le scuole del territorio. Scherzo spesso dicendo che i dirigenti scolastici ormai ci odiano, nel senso buono del termine, perché in questi anni li abbiamo circondati di cantieri: sull’edilizia scolastica abbiamo fatto un investimento che non si vedeva da decenni.

Abbiamo rimesso ordine nella manutenzione delle strade, rafforzato le politiche sociali, l’istruzione e tutti i servizi alla cittadinanza; investito sul personale, sulle nuove assunzioni e sulla formazione. E ci sono risultati meno visibili, ma decisivi: un bilancio sano non si inaugura, una macchina amministrativa più forte non si fotografa, ma sono le fondamenta che consentono a un Comune di programmare il proprio futuro invece di inseguire continuamente le emergenze.

Abbiamo investito anche sulla sicurezza, rafforzando la Polizia Municipale, aumentando la videosorveglianza e l’illuminazione della città e creando un nucleo di guardie ambientali. Con l’Azienda Speciale abbiamo salvato e rilanciato la farmacia comunale e, contemporaneamente, ci siamo dotati di una struttura capace di occuparsi direttamente della piccola manutenzione, dei servizi cimiteriali e di tante attività quotidiane che prima dovevano necessariamente essere affidate all’esterno, con tempi e procedure molto più lunghi.

Abbiamo moltiplicato gli investimenti sulla cultura e sugli eventi, arrivando a quintuplicare le risorse rispetto al passato, sia grazie alla capacità di intercettare finanziamenti sia attraverso una scelta precisa del nostro bilancio. Perché una città non è fatta soltanto di opere pubbliche: una città è viva quando le persone escono, si incontrano, partecipano, vivono le piazze e gli spazi comuni. La stessa filosofia ci ha guidato nel rapporto con i giovani, con un Forum dei Giovani che abbiamo voluto sempre più attivo, coinvolto e propositivo.

E un investimento molto importante lo abbiamo fatto sullo sport: dallo stadio al recupero e alla riattivazione di impianti che per anni erano rimasti abbandonati o sottoutilizzati. Abbiamo restituito strutture alle associazioni, alle società sportive, ai ragazzi e alle famiglie, perché per noi *lo sport è educazione, socialità, inclusione e qualità della vita*, non soltanto attività fisica.

Ma soprattutto abbiamo provato a dare a ogni quartiere una propria dignità, una propria identità e una prospettiva. A Sant’Antonio stiamo costruendo una vocazione legata alla salute e ai servizi, con il Polo della Salute, la Casa di Comunità e la nuova Caserma dei Carabinieri. A Faiano il recupero del Convento di San Benedetto, che ci prepariamo a inaugurare, può diventare il cuore di un vero progetto di borgo. A Pontecagnano centro la direzione deve essere chiarissima: meno cemento e più verde, parcheggi, sport, servizi e luoghi di socialità. A Case Parrilli stiamo finalmente risolvendo il problema storico dell’accessibilità attraverso il sovrappasso, dopo aver chiuso un percorso complesso con tutti gli enti coinvolti.

E poi ci sono le grandi trasformazioni. L’aeroporto è forse l’esempio più evidente: per anni era diventato quasi il simbolo delle cose di cui si parlava ma che sembravano destinate a non accadere mai. Oggi è una realtà e sta cambiando la posizione stessa di Pontecagnano Faiano all’interno dell’area metropolitana.

Tutto questo, però, non significa che abbiamo finito. Anzi. Se mi chiede quali siano le due grandi questioni che dobbiamo ancora portare avanti con tutta la nostra energia, rispondo senza esitazione: il nuovo Piano Urbanistico Comunale e la litoranea. E sono due sfide profondamente legate tra loro.

Il PUC non può essere considerato una materia riservata agli ingegneri, agli architetti o a chi possiede un terreno. Il Piano Urbanistico è l’idea della città nella quale vogliamo vivere e che vogliamo consegnare ai nostri figli.

Io vorrei che guardassimo Pontecagnano Faiano con gli occhi di un bambino che ha bisogno di un parco e di una scuola migliore; con gli occhi di una persona anziana che vuole poter camminare in sicurezza, trovare una panchina, un albero, un luogo dove incontrare gli altri; con gli occhi di un giovane che cerca una casa e un’opportunità di lavoro; con quelli di una famiglia che pretende servizi e di un imprenditore che vuole investire.

È attraverso il PUC che possiamo decidere dove abbiamo bisogno di nuovi parcheggi, aree verdi, centri sociali, impianti sportivi, servizi e nuove aree produttive. Possiamo scegliere di togliere cemento e asfalto dove non servono, restituendo permeabilità al terreno, aumentando gli alberi e gli spazi d’ombra e preparando la città anche alle nuove condizioni climatiche.

Ed è attraverso il Piano che dobbiamo affermare un principio molto semplice: il centro urbano non può continuare a essere riempito di palazzI. Non possiamo continuare a consumare gli ultimi spazi disponibili nelle zone già congestionate soltanto perché lì costruire è più semplice e più redditizio. Il centro ha bisogno soprattutto di standard: verde, parcheggi, attrezzature sportive, servizi e spazi di socialità.

Anche quella che tecnicamente viene definita “moneta urbanistica” deve servire a questo: se una trasformazione privata genera valore, una parte di quel valore deve ritornare alla comunità sotto forma di opere, servizi, aree verdi, parcheggi e infrastrutture. L’urbanistica deve diventare uno strumento per migliorare la qualità della vita, non semplicemente per aggiungere nuovi metri cubi.

Ed è qui che si collega la grande sfida della litoranea.

Per decenni Pontecagnano Faiano ha avuto il mare, ma non è riuscita ad avere *una vera città sul mare*. Dobbiamo cambiare questa storia.

La trasformazione della costa richiede tempo, perché parliamo di interventi che hanno un orizzonte che va ben oltre un singolo mandato amministrativo. Significa risanamento ambientale e dei corsi d’acqua, reti fognarie e idriche, infrastrutture, viabilità, piste ciclabili, collegamenti con Salerno e con l’aeroporto. Significa continuare a investire decine di milioni di euro di risorse pubbliche e utilizzare al meglio le ulteriori opportunità del Masterplan, compreso l’approdo a mare.

Ma le opere pubbliche da sole non bastano. La vera sfida è fare in modo che la nostra fascia costiera *viva dodici mesi all’anno e non soltanto nei tre mesi estivi*.

Dobbiamo immaginare un mix di funzioni: turismo e ricettività, ristorazione, commercio, sport, salute, servizi, spazi pubblici e anche una quota equilibrata di residenzialità. Non significa cementificare la costa: significa costruire finalmente un quartiere vero. Perché dove ci sono famiglie che vivono stabilmente arrivano il supermercato, l’oratorio, i negozi, i servizi, i luoghi di aggregazione, maggiore presidio e maggiore sicurezza. Nasce una comunità.

E questa è anche la grande occasione per spostare il baricentro dello sviluppo: meno pressione edilizia nel centro urbano e una crescita programmata verso aree che possono essere trasformate con infrastrutture, verde, servizi e qualità urbana. Una nuova città sul mare, collegata all’aeroporto, vicinissima a Salerno e capace di diventare attrattiva per chi vuole vivere, lavorare, investire o trascorrere qui il proprio tempo.

Per questo non considero questi due anni una lunga attesa della fine del mandato. Abbiamo ancora moltissimo da fare.

*Otto anni fa abbiamo dovuto prima rimettere in piedi il Comune. Poi abbiamo rimesso in moto la città. Adesso dobbiamo fare il passo più ambizioso: disegnare la Pontecagnano Faiano dei prossimi vent’anni.

Ed è forse questa la cosa che mi appassiona di più: pensare che un giorno non saremo giudicati soltanto per quello che abbiamo inaugurato, per una strada, una scuola o un’opera pubblica, ma soprattutto per la città che abbiamo avuto il coraggio di immaginare e che avremo messo nelle condizioni di continuare a crescere anche dopo di noi».

Il fronte del mare sarà uno degli obiettivi per i prossimi anni ?

«Il fronte mare non sarà semplicemente uno degli obiettivi dei prossimi anni. *Il fronte mare è il futuro di Pontecagnano Faiano. È probabilmente la più grande opportunità di sviluppo che questa città abbia davanti a sé.*

Perché lì si incrociano tutte le grandi direttrici del nostro futuro: il turismo, l’aeroporto, le infrastrutture, la mobilità e il Masterplan del Litorale Salerno Sud, con una visione complessiva che riguarda tutta la fascia costiera da Salerno fino al Cilento.

È una sfida alla quale sono particolarmente legato anche personalmente. Ho avuto l’onore di ricevere dal Presidente della Regione Vincenzo De Luca una delega sul Masterplan del Litorale Salerno Sud e oggi continuo questo lavoro da consigliere provinciale, con le deleghe al Masterplan e alla mobilità. Questo significa avere una responsabilità che va anche oltre i confini del nostro Comune: contribuire a costruire una nuova idea di sviluppo per un pezzo fondamentale della provincia di Salerno.

Ma c’è una cosa che dobbiamo dirci con grande chiarezza: *Pontecagnano Faiano ha il mare, ma non è ancora diventata davvero una città di mare. Ed è questa la storia che dobbiamo cambiare.*

Per troppo tempo la litoranea è stata percepita quasi come qualcosa di separato dal resto della città. Per decenni ha accumulato problemi, carenze infrastrutturali, degrado, mancata programmazione. È evidente che una situazione sedimentata in così tanto tempo non possa essere completamente ribaltata in pochi anni o nei due mandati di un sindaco.

Ma noi non abbiamo iniziato a occuparcene oggi. *Il lavoro è cominciato otto anni fa.* Abbiamo iniziato a creare, passo dopo passo, le condizioni affinché quella che per decenni è stata considerata un problema possa diventare la più grande opportunità di Pontecagnano Faiano.

E questa trasformazione deve essere anche culturale. Voglio che un cittadino di Faiano, di Sant’Antonio, del centro di Pontecagnano o di qualsiasi altro quartiere dica: *quello è il mio mare, quello è un pezzo della mia città*. Voglio che le famiglie scelgano quella zona per passeggiare, fare sport, cenare, incontrarsi, trascorrere il proprio tempo. Voglio che un giovane possa immaginare di aprire lì un’attività e che un imprenditore possa considerarla un luogo nel quale vale la pena investire.

Naturalmente il turismo deve essere uno dei grandi motori di questo cambiamento. Sarebbe impensabile avere chilometri di costa, un aeroporto internazionale praticamente alle nostre spalle e una posizione così strategica senza costruire una vera economia turistica. Ma *la litoranea non può vivere soltanto di turismo e, soprattutto, non può vivere soltanto tre mesi all’anno*.

Per questo dobbiamo immaginare un vero quartiere sul mare, con un mix equilibrato di funzioni: ricettività, ristorazione, commercio, sport, servizi, salute, spazi pubblici, verde e anche una residenzialità moderna, ordinata e sostenibile.

Non significa riempire la costa di cemento. Significa fare esattamente l’opposto: *governare lo sviluppo*, stabilire dove e come si può trasformare il territorio e pretendere che ogni trasformazione porti con sé infrastrutture, verde, servizi e qualità urbana.

Perché un luogo cambia davvero quando viene vissuto dodici mesi all’anno. Se ci sono famiglie che abitano stabilmente un quartiere, arrivano i negozi, il supermercato, i servizi, i luoghi di aggregazione, lo sport, una maggiore presenza sul territorio. Nasce una vita quotidiana. *Nasce una comunità.*

E a noi non interessa semplicemente costruire case sulla costa. *A noi interessa costruire una città sul mare.*

Accanto a questo c’è naturalmente un lavoro infrastrutturale enorme: il risanamento ambientale, i corsi d’acqua, il sistema fognario e idrico, la viabilità, la mobilità sostenibile, le piste ciclabili, l’approdo a mare, il potenziamento dei servizi e il collegamento con l’aeroporto e con tutto il sistema territoriale circostante. Su questo stiamo lavorando da anni e il Masterplan rappresenta una straordinaria occasione per accelerare un processo che ha bisogno di investimenti pubblici importanti e di una visione di lungo periodo.

Ma dobbiamo anche rovesciare un altro modo di vedere il nostro territorio.

*Pontecagnano Faiano non ha valore perché è vicina a Salerno. Pontecagnano Faiano ha un valore enorme di per sé.*

Siamo la città degli *Etruschi di Frontiera*, abbiamo una storia millenaria, un patrimonio archeologico straordinario, il Museo e il Parco Archeologico. Siamo una città che tiene insieme il mare e i Picentini, una forte tradizione agricola e produttiva, cultura, impresa, servizi. E oggi abbiamo sul nostro territorio anche una delle infrastrutture strategiche più importanti di questa parte del Mezzogiorno: l’aeroporto.

*Queste sono le nostre ricchezze. È da qui che dobbiamo partire, senza complessi di inferiorità e senza considerarci la periferia di qualcun altro.*

Poi certamente abbiamo una posizione geografica eccezionale. La vicinanza a Salerno è un’opportunità straordinaria, così come lo è la presenza dell’aeroporto. Ma deve essere un *moltiplicatore delle nostre potenzialità*, non una condizione di dipendenza o di subalternità.

Noi dobbiamo essere protagonisti di una connessione economica, turistica e urbana più ampia. Questo significa che chi arriva all’aeroporto non deve semplicemente attraversare Pontecagnano Faiano per andare altrove: deve avere una ragione per fermarsi qui. Chi visita Salerno deve avere una ragione per venire a conoscere il nostro mare, il nostro patrimonio archeologico, la nostra storia, la nostra cultura, le nostre attività e le nostre eccellenze.

*Non dobbiamo essere semplicemente il territorio che sta tra Salerno e l’aeroporto. Dobbiamo diventare una destinazione.*

E in questo senso il mare, l’aeroporto, gli Etruschi, la nostra storia, la nostra capacità produttiva e la nostra posizione geografica non sono elementi separati. Se riusciamo a metterli insieme, possono diventare un modello di sviluppo capace di rendere Pontecagnano Faiano protagonista dell’intera provincia di Salerno.

Per questo considero la trasformazione della litoranea una *sfida generazionale*.

Probabilmente nessun amministratore potrà vedere completato in un solo mandato tutto quello che oggi immaginiamo, perché progetti di questa portata hanno bisogno di dieci, quindici, vent’anni di programmazione, investimenti e continuità. Il nostro compito, però, è fare in modo che il percorso diventi irreversibile.

Dobbiamo consegnare alla prossima generazione non più una litoranea considerata il problema storico di Pontecagnano Faiano, ma *uno dei luoghi più belli, vivi e attrattivi della provincia di Salerno*.

La nostra grande occasione è tutta qui: *trasformare una città che ha il mare in una vera città di mare. Trasformare un problema in un’opportunità. Trasformare una periferia percepita in un nuovo centro di sviluppo.*

E credo che questo possa essere uno dei lasciti più importanti che abbiamo il dovere di costruire per il futuro di Pontecagnano Faiano.»

 

Nel 2028, dopo due mandati consecutivi, non potrà ricandidarsi, almeno come Sindaco. Avete già iniziato, all’interno della maggioranza, una discussione per trovare la sintesi su di un nome da candidare per le prossime elezioni Comunali 2028?

«In politica due anni possono valere vent’anni. Possono cambiare gli scenari, le condizioni, le priorità. Per questo penso che oggi sarebbe un errore enorme trasformare questi ultimi due anni di amministrazione in una lunga discussione sul nome del prossimo candidato sindaco.

*Oggi abbiamo un dovere più importante: governare bene fino all’ultimo giorno.* Abbiamo opere da completare, il PUC da portare avanti, la grande sfida della litoranea, progetti che possono cambiare davvero il futuro della città. È lì che devono stare oggi la nostra testa, il nostro cuore e tutte le nostre energie.

Poi arriverà il momento delle scelte politiche. E lo affronteremo con serenità.

Faccio politica da oltre venticinque anni e ho sempre creduto che *un progetto fosse più importante di una persona e una squadra più forte di qualsiasi individualità*. Non appartengo a quelli che pensano che tutto funzioni soltanto se ci sono loro. Anzi, credo che il compito più bello della politica sia costruire qualcosa che possa andare avanti anche quando tu non ci sei più.

Se dopo venticinque anni non fossimo riusciti a far crescere intorno a noi donne e uomini con esperienza, competenze, credibilità, sensibilità e passione per questa città, allora avremmo sbagliato qualcosa di importante. Io sono convinto, invece, che oggi esista una comunità molto più ricca e più matura di quando abbiamo iniziato.

Ed è anche naturale che dentro una comunità così possano esserci disponibilità, aspirazioni, idee diverse. È un fatto positivo. Ma c’è un principio che per me viene prima di tutto e vale per chiunque, a cominciare da me: *nessun percorso personale può diventare più importante del progetto collettivo*.

La politica vera è anche capacità di sintesi. Arriva un momento in cui bisogna mettere insieme sensibilità, storie e aspirazioni differenti e chiedersi una cosa molto semplice: qual è la soluzione migliore per la città e per il progetto che vogliamo continuare a costruire?

È questo che faremo.

Perciò non credo nei delfini, nei nomi scelti due anni prima, nelle investiture calate dall’alto. E non credo neppure che oggi serva costruire candidature artificialmente. *Il nome potrà emergere anche un minuto prima che inizi davvero la campagna elettorale*, perché prima dobbiamo sapere quale città vogliamo costruire e quale progetto vogliamo proporre.

E quando arriverà quel momento dovrà emergere una figura legittimata dalla propria storia, dalla credibilità, dalla capacità di parlare alla città e soprattutto di rappresentare una squadra e una visione più grandi di sé.

Questa è una cosa alla quale tengo molto: *chiunque faccia parte di un percorso collettivo deve sapere che il valore di quel percorso non si misura dal ruolo personale che alla fine si ricopre*. Ci si può sentire protagonisti anche senza stare necessariamente in prima fila. A volte la forza di una comunità politica si vede proprio dalla capacità di ciascuno di capire quale sia, in quel momento, il posto più utile per far vincere una squadra e un’idea.

Perché alla fine la domanda vera non è: chi sarà il candidato sindaco nel 2028?

La domanda vera è: *quale Pontecagnano Faiano vogliamo nel 2038, nel 2048, nel 2058?*

Le scelte che stiamo facendo oggi sul mare, sull’urbanistica, sull’aeroporto, sulle infrastrutture, sull’ambiente, sulla scuola, sui servizi e sullo sviluppo produrranno effetti molto oltre il mandato di un sindaco.

E allora io non voglio lasciare un erede. Voglio lasciare qualcosa di più importante: *una visione, una squadra e una città che sappia continuare a camminare anche senza Giuseppe Lanzara*.

Le persone cambiano, ed è giusto che sia così. Le idee forti, invece, possono attraversare le generazioni»