Quello sulle primarie è “un dibattito ormai estenuante, figlio della sindrome del giorno dopo la vittoria al referendum”. Un dibattito “surreale”, che “va terminato al più presto, con una decisione rapida e chiara. Mi preoccupa questa situazione di stallo sulla leadership di fronte alle debolezze manifeste del governo Meloni”. A dirlo in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ è l’europarlamentare del Pd, Dario Nardella, che condivide le preoccupazioni espresse da Roberto Speranza: “Le primarie rischiano di indebolire la coalizione. Polarizzano molto, ci spingono verso la personalizzazione e fanno il gioco di Meloni e della sua trappola della legge elettorale”, contro la quale “dobbiamo dare battaglia sino in fondo” al Senato.
Sull’ipotesi di un terzo nome al posto di Schlein e Conte aggiunge: “Non voglio iscrivermi al partito del terzo nome”. E, pur ammettendo di non aver “nulla in contrario” alla discesa in campo di Salis, Manfredi o Gualtieri, sottolinea: “Smettiamo di tirare le magliette ai sindaci. Tutti e tre conoscono bene le loro responsabilità e i loro doveri. E io non condivido il no alle primarie se dietro c’è un’operazione di palazzo. In un Paese normale il capo del governo lo fa il leader del partito che prende più voti ed è una ipotesi che dobbiamo perlustrare fino in fondo”. “Stimo Conte, è una persona ragionevole con cui discutere e penso potrebbe accettare la regola secondo cui il partito più forte esprime il candidato premier. Altrimenti bisognerà perlustrare altre strade, anche simboliche”. Secondo l’europarlamentare dem per “non subire il suo ricatto (del premier Giorgia Meloni, ndr) dobbiamo presentare una coalizione che ha la sua forza nella pluralità. Se proprio vanno fatte queste primarie almeno si facciano nel mondo più veloce possibile. Sono uno strumento, non devono diventare un fine ossessivo”. Nel caso la strada sia quelle delle primarie, avverte Nardella, vanno fatte “presto, in modo che ci sia il tempo per ricomporre quelle tensioni che le primarie inevitabilmente producono. L’ipotesi di farle a febbraio o marzo può essere rischiosa nel caso di voto anticipato”.
