“La richiesta dei cittadini di avere più verde, più alberi e più spazi pubblici è una richiesta giusta e la sento profondamente anche mia.
Del resto quella del verde è una delle grandi sfide delle città dei prossimi anni. Il cambiamento climatico, temperature sempre più elevate e periodi di caldo sempre più lunghi impongono a tutti i Comuni di ripensare gli spazi urbani: più alberi, più ombra, più parchi, più suolo permeabile e più luoghi nei quali bambini e famiglie possano vivere la città.
Noi abbiamo già programmato diversi interventi e ne rafforzeremo altri. Sant’Antonio rientra pienamente in questa strategia.”
Lo scrive, in una nota, Giuseppe Lanzara, Sindaco del Comune di Pontecagnano Faiano.
Ma bisogna spiegare ai cittadini una differenza fondamentale.
Una cosa sono le aree pubbliche, o quelle che il Comune può acquisire per realizzare un parco. Un’altra cosa sono le aree private sulle quali esistono titoli, previsioni urbanistiche o situazioni edilizie già consolidate.
Non possiamo far credere che, siccome desideriamo un parco, il Sindaco possa prendere un terreno sul quale un privato ha legittimamente maturato la possibilità di realizzare un intervento e dire semplicemente: “da oggi qui non costruisci più, facciamo il parco”.
A meno che non immaginiamo un’Amministrazione che si muova in stile Soviet, questo in uno Stato di diritto non è possibile.
E aggiungo una cosa che spesso viene dimenticata: non è il Sindaco a rilasciare i permessi di costruire. La politica stabilisce gli indirizzi e approva gli strumenti di pianificazione; gli uffici competenti applicano le norme e rilasciano i titoli quando ne sussistono i presupposti.
Il Sindaco non può ordinare a un dirigente di non applicare una legge o di non riconoscere una situazione giuridicamente legittima soltanto perché politicamente, in quel momento, sarebbe più conveniente farlo.
Potrei farlo a parole. Potrei dire: “sono contrario, blocchiamo tutto”, prendere qualche applauso e aspettare che poi sia il TAR a decidere.
Ma quello sarebbe fare Ponzio Pilato, non fare il Sindaco.
Perché poi i ricorsi, gli avvocati, i risarcimenti e gli eventuali debiti li pagherebbe il Comune, cioè i cittadini. E se quell’intervento è legittimo, alla fine rischierebbe comunque di essere realizzato.
Pontecagnano Faiano ha già conosciuto in passato una stagione di contenziosi urbanistici continui. Io non voglio tornare a quel modo di amministrare.
Il nostro compito è contemperare gli interessi: rispettare i diritti dei singoli, ma contemporaneamente pretendere il massimo beneficio possibile per la collettività attraverso verde, aree gioco, parcheggi, servizi e standard pubblici.
E il parco di Sant’Antonio lo realizzeremo nel modo serio in cui si realizzano i parchi.
Abbiamo già aree nella disponibilità pubblica e abbiamo acquistato all’asta altri 14.440 metri quadrati, investendo circa 200.000 euro. Abbiamo inoltre ottenuto circa 95.000 euro per la progettazione della valorizzazione della Sorgente Formola e del futuro parco urbano.
Partiamo quindi da una base concreta e vogliamo progressivamente ampliarla, dialogando anche con i proprietari delle aree circostanti sulle quali sia realmente possibile costruire questo sistema verde.
Questa è amministrazione: acquisire aree, progettarle, trovare le risorse e realizzare il parco. Non promettere di cancellare con una firma ciò che una firma non può cancellare.
C’è poi il tema del nuovo PUC, che viene spesso tirato in ballo in questa discussione.
Mi viene contestato che sono Sindaco da otto anni e che il nuovo Piano Urbanistico Comunale non è ancora arrivato a conclusione. È un tema sul quale mi assumo tutte le responsabilità che competono a questa Amministrazione.
Ma non bisogna raccontare ai cittadini una cosa inesatta: gli interventi edilizi di cui oggi discutiamo non sono il frutto di nuove aree rese edificabili dalla mia Amministrazione.
Il nuovo PUC ancora non c’è. Di conseguenza questi interventi derivano dal precedente strumento urbanistico, da decisioni assunte negli anni passati o dall’applicazione di norme nazionali e regionali, come è avvenuto anche con strumenti quali il Piano Casa.
Non sono quindi il risultato di un nuovo indirizzo urbanistico della mia Amministrazione.
Quando entrerà in vigore il nuovo PUC, lì sarà molto più evidente la nostra idea di città: meno pressione nelle aree centrali, rigenerazione delle zone degradate, attenzione al litorale e alle periferie, ricucitura dei quartieri e soprattutto molta più “moneta urbanistica” restituita alla collettività.
Significa che dalle nuove trasformazioni vogliamo ottenere molto di più in termini di verde, servizi, parcheggi, aree gioco e spazi pubblici.
Ma anche il nuovo PUC non sarà una macchina del tempo.
Esiste la continuità amministrativa. Un Sindaco eredita atti, scelte e situazioni provenienti dalle amministrazioni precedenti. Alcune le condivide, altre no, ma non può cancellare retroattivamente ciò che ha già prodotto effetti giuridici soltanto perché nel frattempo è cambiato chi governa. Quindi il nuovo Puc non può mettere in discussione le autorizzazioni pregresse e non avrebbe potuto condizionare le scelte frutto di norme nazionali, regionali e comunali.
Ed è anche per questo che trovo singolare vedere oggi, intorno a una battaglia ambientalista assolutamente legittima, anche protagonisti di precedenti stagioni politiche e amministrative nelle quali quelle scelte urbanistiche sono nate o sono state sostenute.
Cambiare idea è sempre legittimo. Riscrivere la storia un po’ meno.
Io però voglio distinguere nettamente questa strumentalizzazione dalla stragrande maggioranza dei cittadini che stanno ponendo il problema in perfetta buona fede.
Quelle persone le rispetto e le ascolto.
Vivo anch’io in questa città, qui vive la mia famiglia, qui crescono i miei figli. Voglio esattamente quello che vogliono loro: una città con più verde, più qualità e più spazi per vivere meglio.
Non siamo su due fronti contrapposti.
Il compito di chi amministra è però anche dire la verità, spiegare cosa si può fare e cosa non si può fare e trovare soluzioni concrete.
E su Sant’Antonio la soluzione concreta c’è: il parco urbano si farà sulle aree pubbliche, su quelle che abbiamo già acquistato e su quelle che riusciremo ulteriormente ad acquisire e mettere a sistema.
Non con uno slogan e non cancellando diritti in stile Soviet.
Ma con programmazione, acquisizioni, progettazione e risorse.
Una città che cresce non va fermata. Va governata meglio. E deve crescere con più verde, più servizi, più equilibrio e più qualità.»
