Alessandro Carrazza era diventato il volto del pluralismo congressuale. Pochi giorni dopo, però, rischia già di essere consegnato alla memoria politica. A farlo è Pino Bicchielli, deputato campano di Forza Italia, che in una lunga intervista ad un quotidiano salernitano lo definisce «un piccolo eroe della democrazia interna». Una formula solenne, quasi definitiva. Tanto che subito dopo il racconto cambia protagonista e si sposta su Giuseppe Conte, omonimo dell’ex presidente del Consiglio, anche lui alle prese con una contestazione sui requisiti per partecipare alla corsa congressuale.
Il risultato politico è curioso: Carrazza resta l’eroe, ma la scena è già di un altro.
Bicchielli difende la posizione di Carrazza, sostiene che gli avrebbe consentito di raccogliere le firme e contesta la scelta di impedirgli preventivamente di provarci, lasciando poi agli organi competenti la verifica dei requisiti. Ma quando arriva il caso Conte, il baricentro si sposta.
Secondo quanto riferito nell’intervista, a Giuseppe Conte sarebbe stato comunicato che non risulterebbe iscritto nel 2024. Bicchielli osserva però che il regolamento parla di due anni consecutivi in corso di validità e sostiene che Conte risulti iscritto nel 2025 e nel 2026. Anche Conte ha presentato ricorso e saranno gli organi competenti di Forza Italia a decidere.
Ed è proprio qui che la vicenda assume un significato politico più ampio. Carrazza era stato indicato come il caso emblematico della partecipazione contestata. Ora, mentre la sua posizione deve ancora essere definita, l’attenzione si sposta già su un altro nome.
Bicchielli non arriva a proporre Conte come nuovo candidato di riferimento, ma il passaggio è evidente. Prima Carrazza, poi Conte. Il primo elevato a simbolo e quasi subito consegnato al ruolo di «eroe», il secondo diventato il nuovo caso attorno al quale si concentra la polemica sulle regole congressuali.
La domanda, allora, è inevitabile: si sta costruendo davvero una candidatura alternativa oppure il confronto si alimenta, di volta in volta, attorno a un nome diverso?
Nel resto dell’intervista Bicchielli insiste sulla necessità di un congresso più aperto e partecipato, critica quella che definisce un’eccessiva burocrazia interna, contesta la scelta della data del 9 settembre, un mercoledì, e chiede maggiore coinvolgimento di giovani, professionisti, imprese, associazioni e società civile.
Un terreno sul quale, però, Forza Italia Campania ha già avviato un percorso di confronto con rappresentanti del Terzo settore, ordini professionali, sindacati, industria, agricoltura e categorie produttive in vista dell’appuntamento congressuale.
Resta il dato politico: Carrazza, fino a pochi giorni fa al centro del dibattito, sembra aver perso rapidamente centralità. Bicchielli lo celebra come «piccolo eroe della democrazia interna» e subito dopo apre un nuovo capitolo.
Prima Carrazza. Adesso Conte. E in politica, qualche volta, essere trasformati in eroi è anche il modo più elegante per essere accompagnati fuori scena.
