Il congresso regionale del 9 settembre come punto di partenza, non di arrivo. Francesco Maria Rubano, deputato e segretario provinciale di Forza Italia a Benevento, guarda all’appuntamento degli azzurri come alla tappa di un percorso che negli ultimi anni ha riportato il partito sopra il 10 per cento in Campania e che ora, sostiene, deve trasformare il consenso elettorale in un radicamento ancora più forte. Dal Sannio, dove Forza Italia ha costruito una rete capillare di amministratori locali, Rubano rivendica il modello dei territori e indica nella guida di Fulvio Martusciello il punto da cui ripartire per allargare ulteriormente il perimetro del partito.
Onorevole Rubano, che congresso sarà quello del 9 settembre?
«Sarà soprattutto il congresso di una Forza Italia che ha ritrovato forza, organizzazione e ambizione. Non celebriamo semplicemente ciò che è stato fatto: dobbiamo decidere quello che vogliamo diventare nei prossimi anni. In Campania abbiamo dimostrato che esiste uno spazio politico molto ampio per una forza moderata, liberale, europeista e popolare. Ora dobbiamo occuparlo fino in fondo, aprendoci alla società civile, alle professioni, alle imprese, agli amministratori e a quanti non si riconoscono negli estremismi. Il 9 settembre deve segnare l’inizio di una fase ancora più ambiziosa».
Fulvio Martusciello ha indicato l’obiettivo di fare di Forza Italia il primo partito della Campania. È un traguardo realistico?
«È una sfida impegnativa, ma la politica vive di obiettivi, non di rassegnazione. Martusciello ha avuto il merito di rimettere in movimento il partito, di restituirgli presenza nei territori e una capacità di iniziativa che oggi viene riconosciuta anche dai nostri avversari. I risultati elettorali dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta. Adesso bisogna compiere un altro salto: trasformare Forza Italia nella casa naturale di quel mondo moderato che chiede concretezza, competenza e stabilità. Se sapremo continuare ad allargare il partito senza perdere la nostra identità, non vedo perché dovremmo porci dei limiti».
Dal Sannio arriverà al congresso una presenza molto forte di sindaci, assessori e consiglieri comunali. Che significato politico ha?
«Significa che un partito esiste davvero quando vive nei Comuni e nelle comunità, non soltanto nei palazzi. Nel Sannio abbiamo lavorato proprio in questa direzione, costruendo una classe dirigente fatta di amministratori che ogni giorno si confrontano con i problemi reali dei cittadini. La loro partecipazione al congresso non è una prova muscolare e non serve a contare le truppe: racconta un radicamento. È il risultato di anni di ascolto, presenza e lavoro. Credo che questa debba essere sempre più la Forza Italia della Campania: un partito nel quale Napoli e le aree interne, i grandi centri e i piccoli Comuni abbiano la stessa dignità politica».
Il congresso dovrà essere anche il momento del rinnovamento della classe dirigente?
«Rinnovare non significa cancellare chi ha costruito Forza Italia. Significa mettere insieme esperienza e nuove energie. Abbiamo bisogno dei militanti che hanno tenuto in piedi il partito nei momenti più difficili, ma anche di giovani, professionisti, imprenditori, amministratori e rappresentanti della società civile che vogliono impegnarsi. La sfida è costruire un partito aperto senza trasformarlo in un contenitore indistinto. Forza Italia deve continuare ad avere una fisionomia precisa: garantista, liberale, europeista, attenta alle imprese, alle famiglie e alle fasce più fragili».
Dopo il congresso quale dovrà essere la priorità politica di Forza Italia in Campania?
«Dimostrare che alla crescita elettorale corrisponde una proposta di governo ancora più forte. La Campania ha problemi enormi: sanità, infrastrutture, spopolamento delle aree interne, lavoro giovanile, competitività delle imprese. Su questi temi dobbiamo presentare soluzioni riconoscibili e misurabili. La nostra ambizione non può essere quella di occupare uno spazio dentro il centrodestra: dobbiamo contribuire a guidarlo, portandovi la cultura del buon governo e della concretezza. Il congresso avrà senso se dal giorno successivo saremo ancora più presenti tra i cittadini. È lì che si misura la forza vera di un partito».
