Caserta, Aversa, gli amministratori locali, i militanti, i teatri pieni. Il rapporto tra Silvio Berlusconi e Terra di Lavoro attraversa stagioni diverse della storia di Forza Italia e conserva immagini che ancora oggi fanno parte della memoria politica del territorio. A novant’anni dalla nascita del fondatore del partito, Amelia Forte, commissaria provinciale di Forza Italia a Caserta, parte proprio da quel legame per raccontare il significato dell’appuntamento del 29 settembre alla Mostra d’Oltremare di Napoli.
Forte, che cosa ha rappresentato Berlusconi per la provincia di Caserta?
«Ha rappresentato innanzitutto un modo diverso di intendere la politica e il rapporto con i territori. Berlusconi aveva una capacità straordinaria di stabilire un contatto diretto con le persone. Non considerava le province semplicemente come tappe di una campagna elettorale: incontrava gli amministratori, parlava con i militanti, cercava il rapporto con i cittadini. Terra di Lavoro ha ricambiato negli anni quell’attenzione con una partecipazione e un radicamento di Forza Italia che hanno avuto un peso importante nella storia del partito».
Nel 2015, dopo l’elezione di Angelo Di Costanzo alla presidenza della Provincia, Berlusconi lo chiamò personalmente per congratularsi. Quanto racconta quell’episodio del suo modo di concepire il partito?
«Racconta molto. Berlusconi conosceva il valore degli amministratori locali e sapeva che un grande progetto nazionale si costruisce partendo dai territori. Un sindaco, un consigliere comunale, chi ogni giorno si confronta direttamente con i problemi delle proprie comunità non erano figure marginali, ma una parte essenziale del partito. È una lezione che resta attualissima anche per noi: Forza Italia cresce se riesce ad avere radici forti nei comuni e se sa ascoltare chi quei territori li vive ogni giorno».
Il 28 maggio 2016 Berlusconi tornò in provincia. Prima Aversa, con un Metropolitan gremito, poi Caserta, dove incontrò cittadini e candidati azzurri. Perché riusciva a creare una partecipazione così forte?
«Perché possedeva qualcosa che difficilmente si può costruire a tavolino: la capacità di entrare immediatamente in relazione con chi aveva davanti. Poteva trovarsi di fronte a migliaia di persone e riusciva comunque ad abbattere la distanza tra il leader e il pubblico. Alternava politica, ironia e racconto con una naturalezza che gli consentiva di parlare anche a persone lontane dal suo partito. Molte immagini di Berlusconi sono rimaste nella memoria collettiva proprio per questo: non raccontano soltanto un uomo politico, ma un pezzo della storia italiana».
È anche per questo che il 29 settembre avete scelto di non organizzare una commemorazione tradizionale?
«Una celebrazione rivolta soltanto al passato sarebbe stata poco coerente con ciò che Berlusconi ha rappresentato. Il 29 vogliamo raccontarlo attraverso la politica, certamente, ma anche attraverso la televisione, le immagini, l’ironia, il costume e la sua capacità di anticipare linguaggi che oggi consideriamo normali. E vogliamo farlo soprattutto parlando ai giovani, anche a quelli che per ragioni anagrafiche non hanno vissuto direttamente alcune delle stagioni più importanti della sua vita politica».
Cosa può dire oggi Berlusconi a un ragazzo di vent’anni che quella stagione non l’ha vissuta?
«Può raccontargli che non bisogna avere paura di immaginare qualcosa che ancora non esiste. Berlusconi entrò in politica costruendo un partito nuovo che in pochissimo tempo divenne protagonista della vita nazionale. Al di là delle appartenenze politiche, ha incarnato una fortissima fiducia nell’iniziativa personale, nel lavoro, nell’impresa e nella possibilità di costruire il proprio futuro. È questo uno degli aspetti che dobbiamo riuscire a raccontare alle nuove generazioni».
E per Forza Italia a Caserta cosa significa oggi raccogliere quell’eredità?
«Significa non vivere di rendita. Ricordare Berlusconi senza avere il coraggio di costruire qualcosa di nuovo sarebbe una contraddizione. In provincia di Caserta dobbiamo allargare il partito, coinvolgere amministratori, giovani, professionisti, imprenditori, donne e uomini che magari non hanno mai fatto politica ma hanno voglia di impegnarsi per la propria comunità. Terra di Lavoro è fatta di cento realtà diverse e la nostra sfida è essere presenti e riconoscibili in ciascuna di esse».
Che Caserta arriverà allora alla Mostra d’Oltremare il 29 settembre?
«Arriverà una provincia che sente questa storia anche come propria e che vuole partecipare. Ma non andremo a Napoli per sfogliare un album dei ricordi. Credo che il modo più autentico per ricordare i novant’anni di Silvio Berlusconi sia domandarci che cosa avrebbe voluto vedere davanti a sé: un partito vivo, aperto, pieno di giovani e ancora capace di avere ambizione. Il 29 settembre deve servire anche a questo: sapere da dove veniamo per continuare a costruire il futuro».
