GIANFRANCO LIBRANDI (FORZA ITALIA): “BERLUSCONI CI HA INSEGNATO CHE IL FUTURO APPARTIENE A CHI HA CORAGGIO DI IMMAGINARLO”

Il 29 settembre Silvio Berlusconi avrebbe compiuto novant’anni. Forza Italia ha scelto Napoli per festeggiare quella data con “La seconda giovinezza di Silvio Berlusconi”. Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania con delega alla formazione, che significato ha per lei questo appuntamento?
«Ha un significato molto più profondo di una ricorrenza. Novant’anni sono un numero sulla carta, perché Berlusconi continua ad avere una sorprendente capacità di parlare al presente. Pensiamo al linguaggio, al rapporto diretto con le persone, alla fiducia nell’impresa, all’idea che la politica debba trasmettere speranza anziché paura. Molte cose che oggi vengono considerate moderne lui le aveva comprese trent’anni fa. Il 29 settembre non celebriamo il passato: proviamo a capire quanto futuro ci sia ancora nelle sue intuizioni».
Perché avete scelto un titolo come “La seconda giovinezza di Silvio Berlusconi”?
«Perché racconta esattamente quello che sta accadendo. Ci sono ragazzi che nel 1994 non erano ancora nati e che oggi scoprono Berlusconi attraverso un video, una frase, un meme. Lo guardano senza le lenti delle battaglie politiche di quegli anni e spesso ne colgono immediatamente l’ironia, l’energia, la capacità di rompere gli schemi. Questa è forse la cosa più interessante: Berlusconi sta incontrando una generazione che non ha vissuto direttamente la sua stagione politica».
All’evento ci saranno immagini, musica, meme. Non c’è il rischio di trasformare un leader politico in un’icona pop?
«Berlusconi è stato anche un’icona pop. Negarlo significherebbe raccontarlo a metà. È entrato nel linguaggio, nella televisione, nel costume, perfino nell’immaginario collettivo degli italiani. Ma dietro quell’immagine c’era una visione precisa della società: libertà, impresa, garantismo, europeismo, fiducia nelle capacità individuali. Possiamo sorridere davanti a una fotografia diventata un meme e un minuto dopo discutere seriamente di ciò che ha rappresentato nella storia italiana. Le due dimensioni possono convivere».
Qual è la lezione di Berlusconi che sente più vicina alla sua esperienza di imprenditore?
«La convinzione che creare lavoro sia una responsabilità sociale. Un imprenditore conosce il rischio, sa cosa significa mettere in gioco le proprie idee, assumere persone, costruire qualcosa partendo da zero. Berlusconi portò questa cultura dentro la politica. Diceva agli italiani che potevano riuscire, che il successo non era una colpa e che lo Stato doveva aiutare chi produce invece di complicargli la vita. È una lezione ancora attualissima».
Eppure Berlusconi è stato uno dei personaggi più divisivi della storia politica italiana.
«Proprio per questo, a novant’anni dalla sua nascita, possiamo provare a guardarlo anche con una distanza diversa. Su Berlusconi si è discusso e ci si è scontrati per decenni. È normale che ciascuno conservi il proprio giudizio politico. Ma c’è un dato che attraversa le appartenenze: ha cambiato profondamente la comunicazione, la politica e il rapporto tra leader e cittadini. La sua impronta nella storia italiana resta».
Fulvio Martusciello ha voluto che il 29 settembre fosse una festa e non una commemorazione. È questa la chiave dell’iniziativa?
«Sì. Fulvio ha avuto un’intuizione giusta: Berlusconi non avrebbe sopportato una celebrazione triste. Il modo più coerente per ricordarlo è mettere insieme persone, idee, ironia, giovani e futuro. E soprattutto far parlare chi lo ha conosciuto con chi lo sta scoprendo oggi. È un ponte tra generazioni, ed è anche il modo con cui Forza Italia può custodire la propria storia senza restarne prigioniera».
Lei è vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania con delega alla formazione. Come si racconta Berlusconi a un ragazzo di vent’anni?
«Non si insegna Berlusconi come una pagina di un manuale. Si parte dalle idee. Si spiega perché nacque Forza Italia, quale vuoto politico intercettò, quale idea di libertà economica e personale propose. Poi bisogna lasciare ai ragazzi la libertà di costruire il loro linguaggio. Se pretendessimo di trasformarli nelle copie dei dirigenti di trent’anni fa tradiremmo proprio Berlusconi, che aveva una straordinaria capacità di cercare sempre qualcosa di nuovo».
Forza Italia può avere davvero una “seconda giovinezza”?
«Può averla se avrà il coraggio di fare quello che fece Berlusconi: aprire porte e finestre. Cercare energie nella società, nelle professioni, nelle imprese, nelle università, tra ragazzi che magari oggi guardano la politica da lontano. In Campania stiamo lavorando esattamente in questa direzione. Martusciello ha costruito un partito che cresce perché chiede alle persone di partecipare e di mettersi alla prova. L’eredità più utile di Berlusconi non consiste nel ripetere ciò che fece lui, ma nell’avere lo stesso coraggio di inventare».
Se il 29 settembre potesse rivolgergli una sola frase, quale sceglierebbe?
«Gli direi: presidente, aveva ragione lei su una cosa fondamentale. Bisogna continuare a credere nel futuro anche quando sembra più facile arrendersi al presente. E credo che il regalo più bello per i suoi novant’anni sia vedere tanti giovani pronti a provarci ancora»