Il talento da solo non basta. Ha bisogno di studio, occasioni, luoghi nei quali misurarsi e qualcuno disposto a scommettere sul tempo necessario perché una promessa diventi una professione. È intorno a questa idea che ieri, nella Sala Scarlatti del Conservatorio San Pietro a Majella, si è costruita la terza edizione del “Concerto per Kimbo”, appuntamento che ha riunito sullo stesso palco sei giovani musicisti e Walter Ricci.
La data, quella della Giornata internazionale del caffè, ha offerto la cornice. Il cuore della serata, però, è stato il progetto avviato nel 2023 da Kimbo insieme al Conservatorio napoletano: un impegno quinquennale, fino al 2028, del valore complessivo di 32mila euro per sostenere la formazione degli studenti.
I protagonisti di quest’anno sono Arturo Caccavale, tromba jazz, Mario Castellano e Pasquale De Rosa, pianoforte jazz, Dario Di Pietro, chitarra jazz, Elia Leo, canto jazz, ed Emilio Pietropaolo, batteria jazz. Sono loro i vincitori delle Borse di Studio Kimbo per l’anno accademico 2025/26, scelti dalla commissione riunitasi lo scorso 2 settembre.
Ieri hanno lasciato le aule per la Sala Scarlatti. Il programma li ha visti alternarsi in formazioni diverse, con musiche scelte e in alcuni casi composte dagli stessi studenti. Un passaggio tutt’altro che secondario: la formazione trova il suo banco di prova davanti al pubblico e il riconoscimento economico si accompagna alla possibilità di esprimere il proprio lavoro.
A condividere il palco con loro, per il secondo anno consecutivo, Walter Ricci. «La musica ha bisogno di talento, di passione, di sacrificio, ma anche di opportunità», ha ricordato l’artista, sottolineando quanto investire sui giovani significhi contribuire alla costruzione di un futuro professionale che possa trovare spazio anche a Napoli.
Ricci è anche il punto d’incontro musicale tra la storia dell’azienda e il presente. Con “‘Na Samba ‘e Cafè” ha infatti rielaborato lo storico jingle Kimbo, quello entrato negli spot televisivi alla fine degli anni Ottanta, portandolo dentro il proprio linguaggio jazz.
La serata, condotta dal giornalista Ciro Cacciola, è stata anche il momento della premiazione. A consegnare i riconoscimenti ai sei studenti è stato Mario Rubino, presidente di Kimbo, che ha definito la musica il «sesto senso» del caffè dell’azienda.
«Con l’autorevolezza di un’istituzione storica come il San Pietro a Majella riusciamo, con questo progetto a cui tengo moltissimo, non solo a sostenere i giovani talenti del nostro territorio nel loro percorso di formazione, ma anche ad esprimere il “sesto senso” del nostro caffè, quello per la musica», ha spiegato Rubino.
Un investimento che per il Conservatorio assume anche un valore culturale. La presidente Carla Ciccarelli ha definito il San Pietro a Majella «presidio culturale e civile», oltre che istituzione accademica riconosciuta a livello internazionale, indicando nella borsa di studio uno strumento in più offerto agli studenti per coltivare la musica.
Il direttore Gaetano Panariello ha invece sottolineato come la collaborazione con Kimbo consenta di dare «ulteriore impulso alle attività didattiche e formative» e di valorizzare il patrimonio di professionalità e talenti dell’Istituto.
Impresa, formazione e cultura si sono incontrate così in una serata nella quale Napoli era presente senza bisogno di essere continuamente evocata: nel caffè, nella musica, in uno dei suoi Conservatori più prestigiosi e soprattutto nei ragazzi chiamati sul palco.
È questa la parte del progetto destinata a durare oltre il concerto. Fino al 2028 altri studenti potranno beneficiare delle borse nate dall’accordo. Perché il talento può nascere spontaneamente, ma per restare e crescere in una città ha bisogno di opportunità. E ieri, al San Pietro a Majella, l’investimento più importante non era sulla memoria di Napoli, ma sul suo prossimo suono.
