“«Cinquanta segnalazioni al giorno sarebbero poche? Il problema non sono i cittadini che si lamentano, ma chi sembra essersi abituato a una città che lamenta disservizi!» Quanto accaduto in Commissione Trasparenza-Ambiente, alla presenza dell’amministratore di Salerno Pulita, Bennet, rappresenta a mio giudizio una pagina poco edificante nei rapporti tra una società partecipata e le istituzioni cittadine. Ho posto all’amministratore domande precise, circostanziate e assolutamente legittime sullo stato della pulizia della città, sull’organizzazione del personale, sui controlli delle attività svolte, sulla produttività delle squadre operative e sulla gestione delle segnalazioni dei cittadini.”
Lo scrive, in una nota, Gabriele Casaburi, Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale a Salerno.
Domande alle quali, anziché ricevere risposte puntuali e documentate, ho assistito a un atteggiamento che considero evasivo e istituzionalmente inaccettabile.
Ho espresso una valutazione sulla qualità del servizio pari a 4 su 10, motivandola con le numerose criticità che quotidianamente vengono segnalate dai salernitani. L’amministratore Bennet, invece, ha ritenuto di attribuire alla propria gestione un bel 7, arrivando a sostenere che persino cinquanta lamentele al giorno sarebbero poche per una città come Salerno.
Ebbene, caro amministratore, cinquanta cittadini che ogni giorno segnalano problemi non sono un dato da minimizzare, ma cinquanta ragioni per interrogarsi su ciò che non funziona!
Ancora più sorprendente è stata la risposta ricevuta quando ho chiesto chiarimenti e interventi sui disservizi: secondo Bennet, anche un consigliere comunale, pur rappresentando i cittadini nelle istituzioni, dovrebbe utilizzare gli ordinari canali di segnalazione riservati all’utenza.
È bene chiarire un principio fondamentale: un consigliere comunale non è un semplice utente che presenta un reclamo. È un rappresentante democraticamente eletto, chiamato a esercitare funzioni di indirizzo e controllo politico-amministrativo. E le società partecipate non sono proprietà privata dei loro amministratori!
Ma c’è di più.
Nel corso della seduta, Bennet ha anche tenuto a sottolineare di avere un ottimo studio professionale di commercialista, lasciando intendere che l’incarico ricoperto rappresenti quasi un peso rispetto alla propria attività.
Nessuno obbliga nessuno a ricoprire incarichi pubblici. Se amministrare Salerno Pulita è percepito come un sacrificio, esiste sempre la possibilità di lasciare il posto a chi intenda esercitare quella responsabilità con piena convinzione.
Un incarico alla guida di una società partecipata non è un favore che si fa alla città. È una responsabilità verso i cittadini, che hanno tutto il diritto di pretendere risultati, efficienza e trasparenza.
Particolarmente grave, poi, è quanto emerso sul fronte del personale.
Ho sollevato la questione di circa 20-25 lavoratori provenienti dall’ex settore pulizie che, pur svolgendo mansioni analoghe a quelle di altri colleghi, risulterebbero ancora oggi destinatari di differenti inquadramenti contrattuali e trattamenti retributivi.
Una situazione che, secondo quanto rappresentato, sarebbe rimasta irrisolta nonostante rassicurazioni fornite circa due anni fa in merito alla regolarizzazione degli inquadramenti.
Anche su questo punto, a fronte della mia richiesta di chiarimenti, non ho ricevuto risposte nel merito.
Per quale motivo lavoratori che svolgerebbero le medesime mansioni dovrebbero ricevere trattamenti differenti? Quali criteri vengono adottati? Perché, dopo due anni, la questione non risulta ancora chiarita?
Non intendo formulare condanne preventive, ma non sono disposto neppure ad accettare silenzi su questioni che riguardano la dignità dei lavoratori e la corretta gestione di una società pubblica.
Per questa ragione ho formalmente richiesto alla Commissione Trasparenza e al professor Marenghi di procedere a una verifica complessiva degli inquadramenti contrattuali e delle mansioni effettivamente svolte da tutto il personale di Salerno Pulita, al fine di accertare l’eventuale esistenza di disparità di trattamento e individuarne le ragioni.
La vicenda, però, pone una questione politica ancora più ampia.
A Salerno sembra ormai essersi consolidata una cultura amministrativa nella quale chi gestisce le partecipate pretende di giudicare il proprio operato, mentre chi chiede conto dei risultati viene considerato quasi un elemento di disturbo.
Ma le istituzioni non funzionano così.
Gli amministratori delle società pubbliche devono rispondere del proprio operato, rendere conto delle risorse utilizzate, spiegare le criticità e dimostrare con dati oggettivi i risultati raggiunti.
Non bastano le autovalutazioni, non bastano i voti che ci si assegna da soli e, soprattutto, non basta rivendicare il prestigio della propria attività professionale per sottrarsi al confronto istituzionale.
Salerno Pulita non è lo studio professionale del suo amministratore. È una società al servizio della città!
E se il suo amministratore ritiene di meritare 7, mentre i cittadini continuano a segnalare disservizi, allora è arrivato il momento di mettere da parte le pagelle personali e presentare numeri, controlli, risultati e responsabilità.
Continuerò a esercitare fino in fondo il mio ruolo di consigliere comunale, senza chiedere permesso a nessuno e senza farmi intimidire da atteggiamenti di sufficienza.
Perché chi amministra denaro pubblico deve rendere conto ai cittadini. Non il contrario.
E soprattutto, caro Bennet, a Salerno non abbiamo bisogno di amministratori che si promuovono da soli. Abbiamo bisogno di una città pulita, di lavoratori trattati equamente e di dirigenti capaci di rispondere alle domande.
Per ora il voto resta 4. E non è una questione personale: è una bocciatura politica della gestione del servizio.

