Leggo ogni giorno con profondo rammarico, ma con immutata determinazione, gli attacchi e gli insulti violenti che una certa frangia di haters riserva online ai dirigenti e agli eletti della Lega nel Mezzogiorno. Un livore dettato da una cecità ideologica che si rifiuta di accettare la realtà: la Lega non è più, e non può più essere, un partito confinato entro i confini geografici del Nord.
Lo scrive, in una nota, l’ex europarlamentare Lucia Vuolo, oggi dirigente regionale della Lega in Campania.
Grazie all’intuizione e al coraggio di Matteo Salvini, la Lega ha intrapreso un percorso di maturazione irreversibile, trasformandosi in una forza politica genuinamente nazionale. Chi oggi attacca questo progetto non comprende che il riscatto del Sud non è una concessione o un’opera di carità, ma il motore indispensabile per sostenere e far correre la locomotiva dell’intera Italia, settentrione compreso. Sbloccare le infrastrutture, valorizzare i porti meridionali e sostenere le imprese del Mezzogiorno significa dare energia e sfogo commerciale a tutto il Paese.
Per queste ragioni guardo con preoccupazione anche alle pulsioni nostrane di chi, tra le fila di alcuni governatori e quadri del Nord, vagheggia ritorni al passato, riorganizzazioni campanilistiche o forme di nostalgico isolazionismo. Pensare che il Settentrione possa salvarsi da solo in un contesto globale complesso è un’illusione infantile. Chi oggi soffia sul fuoco delle divisioni territoriali fa il gioco della sinistra e frammenta la nostra forza politica.
Le emergenze che viviamo ogni giorno dimostrano quanto il Paese sia interconnesso. Guardiamo alla gestione dei flussi migratori: un’emergenza che impatta direttamente sulla sicurezza e sul tessuto sociale delle città del Nord, ma la cui soluzione risiede esclusivamente in una politica estera forte e strutturata. Occorre un vero Piano Mattei europeo che intervenga in Africa prima dei mercanti di uomini, non la solita gestione emergenziale che lascia i sindaci da soli ad affrontare le tendopoli urbane.
Lo stesso corto circuito logico lo riscontriamo sulla bolletta energetica e sulle materie prime. Per rincorrere una demagogia di facciata, si finge di tagliare i rifornimenti dalla Russia per poi riacquistare le stesse risorse attraverso l’intermediazione di Paesi terzi, con costi di trasporto e commissioni lievitati alle stelle. Un’operazione ipocrita, antieconomica e dannosa per i nostri distretti produttivi, che penalizza le tasche dei cittadini italiani da Torino a Palermo.
Ma è sul fronte delle decisioni europee che l’incoerenza raggiunge vette inaccettabili. L’Unione Europea dimostra una rapidità e un’inflessibilità d’acciaio quando si tratta di imporre piani di riarmo, acquisto di munizioni e vincoli di spesa militare da centinaia di miliardi. In quel campo non si ammettono deroghe. Quando invece si parla di giustizia sociale — come la necessità di intervenire con decisione sugli extraprofitti accumulati dai colossi bancari ed energetici per redistribuirli a famiglie e piccoli imprenditori massacrati dall’inflazione — la stessa UE si ritira nell’ignavia, lasciando la patata bollente ai singoli Stati.
Perché tanta durezza e imperatività sulle armi, e tanta spaventosa indolenza quando c’è da aiutare la gente comune? È a questo interrogativo che le istituzioni comunitarie dovrebbero rispondere.
Da parlamentare che lavora e vive la realtà del Sud, voglio inviare un messaggio trasparente a tutte le comunità del Mezzogiorno: la Lega è il baluardo di un’Italia che non si arrende ai diktat ideologici di Bruxelles e che rifiuta di dividersi in tifoserie territoriali. L’impegno portato avanti da Matteo Salvini al Governo e da tutti noi nelle sedi istituzionali è la dimostrazione pragmatica di un partito che difende i diritti di tutti i suoi cittadini. Senza riserve, senza pregiudizi e senza lasciare indietro nessuno.
