REDDITO DI RESTANZA DA 1.000 EURO AL MESE PER I GIOVANI DEI COMUNI CON MENO DI 2000 ABITANTI

Mille euro al mese per due anni a chi sceglie di restare, o di tornare, in un paese della Campania che si svuota, a patto di costruire qualcosa di utile per la comunità. È il cuore della proposta di legge regionale che introduce, di fatto, un «reddito di restanza» per i giovani dei piccoli comuni delle aree interne.

Il testo, depositato il 12 ottobre, non è ancora in vigore: non è possibile presentare domanda e il percorso in Consiglio regionale è appena iniziato. Ecco che cosa prevede, a chi si rivolge e con quali risorse.

Il provvedimento si intitola «Misure di contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni delle aree interne della Campania» ed è la proposta di legge numero 78. Secondo la scheda del Consiglio regionale, i firmatari sono Raffaele Aveta, indicato come esponente del Movimento 5 Stelle, e Gaetano Simeone. Il testo è stato assegnato alla Prima Commissione e, per il parere finanziario, alla Seconda. L’idea era stata presentata pubblicamente a settembre a Ciorlano, piccolo comune del Matese casertano, durante un incontro dedicato alla valorizzazione delle aree interne.
La parola chiave, nel testo stesso, è «restanza attiva». Non si tratta, dunque, di un assegno riconosciuto semplicemente a chi mantiene la residenza in un borgo: il contributo è legato alla realizzazione di iniziative sociali, culturali, educative, ambientali o imprenditoriali che rispondano ai bisogni della comunità locale.
La misura è destinata a persone tra i 18 e i 45 anni che risiedono e vivono stabilmente da almeno dodici mesi in uno dei comuni interessati. La proposta apre anche a chi è andato via: può partecipare chi ha vissuto in passato nel paese per almeno un anno e si impegna a ristabilirvi residenza e dimora abituale prima del primo pagamento. La residenza va mantenuta per tutta la durata del sostegno, quindi un trasferimento solo formale non basterebbe.
Riguarda i comuni campani con meno di duemila abitanti che hanno almeno una delle caratteristiche indicate: rientrare nella Strategia nazionale per le aree interne, essere classificati come periferici o ultraperiferici, essere comuni montani o far parte di Comunità montane o Unioni di comuni montani. La Giunta regionale potrebbe aggiungerne altri, considerando il calo della popolazione, la partenza dei giovani, l’invecchiamento e le difficoltà di accesso ai servizi. In ogni comune non potrebbero esserci più di cinque beneficiari contemporaneamente.