“La politica non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni e dei programmi. È anche il modo in cui una società decide chi ascoltare, chi proteggere e chi lasciare ai margini”. E’ uno dei passaggi della lectio magistralis tenuta da Vasco Rossi all’Università di Salerno, dove ha ricevuto il dottorato honoris causa in Politica e Comunicazione.
Oggi, all’Università degli Studi di Salerno, scrive il Sindaco di Fisciano Vincenzo Sessa, ho avuto il piacere di partecipare alla cerimonia di conferimento della Laurea Honoris Causa in Politica e Comunicazione a Vasco Rossi.
Un momento significativo per l’Università e per il nostro territorio, che celebra una figura capace di attraversare generazioni, lasciare un segno profondo nella cultura popolare e comunicare, attraverso la musica, emozioni e valori che hanno fatto la storia.
Un riconoscimento importante, vissuto con grande partecipazione e orgoglio.
Oggi all’Università degli Studi di Salerno, scrive il Capogruppo PD in Consiglio Regionale Maurizio Petracca, ho partecipato alla cerimonia per il conferimento a Vasco del Dottorato di Ricerca Honoris Causa in Politica e Comunicazione. Un riconoscimento che racconta molto più di una straordinaria carriera musicale. Una grande emozione!Perché le sue canzoni sono diventate negli anni un linguaggio universale. Hanno raccontato inquietudini, fragilità, ribellioni, amori, libertà e contraddizioni. Parole nelle quali generazioni diverse hanno trovato, e continuano a trovare, qualcosa di sé. Ha proprio ragione Vasco: le sue canzoni sono una forma di resistenza attiva contro il conformismo e la banalità.
Forse è proprio questo il segreto della sua grandezza: essere diventato un riferimento senza mai smettere di essere sé stesso Riuscire a parlare a chi lo ascoltava quarant’anni fa e a chi lo scopre oggi.
E vedere un’Università riconoscere il valore culturale e comunicativo di questo percorso è stato davvero emozionante.
Un riconoscimento a un artista che con le sue canzoni ha raccontato intere generazioni ed è diventato un vero fenomeno culturale. Orgoglioso che a celebrarlo sia un ateneo campano.
E il selfie con il Komandante non poteva mancare!

