Ora apprendiamo delle segnalazioni alla Procura da parte del Comune di Salerno. E sembra quasi di assistere alla rappresentazione delle pie donne, delle vergini illibate, di chi oggi scopre improvvisamente una situazione che, però, non è certamente nata ieri.Ma prima di puntare il dito contro gli altri, qualcuno dovrebbe rispondere a qualche semplice domanda.
Chi doveva vigilare? Chi avrebbe dovuto controllare che i tributi dovuti al Comune venissero regolarmente riscossi?
Chi ha consentito che negli anni si accumulassero tutti questi debiti?
Chi si è voltato dall’altra parte?
Lo scrive il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale Gabriele Casaburi.
E chi è stato, politicamente e amministrativamente, convivente con questa situazione per tutto questo tempo?
Perché se oggi il Comune ritiene la vicenda tanto grave da interessare la Procura, allora diventa ancora più necessario spiegare ai salernitani cosa sia stato fatto negli anni per impedire che si arrivasse fino a questo punto.
E proprio questa vicenda rende ancora più inquietante la mancata volontà dell’Amministrazione di aderire alla rottamazione delle cartelle.
È lecito allora chiedersi se questa scelta sia stata dettata esclusivamente da ragioni amministrative oppure se abbia finito per colpire anche determinati soggetti con i quali, in passato, si intrattenevano rapporti di proficua collaborazione e con i quali oggi, invece, i rapporti sembrano essersi trasformati in uno scontro durissimo.
Perché la politica non può trasformarsi in odio e vendetta.
E soprattutto c’è un’altra domanda che qualcuno dovrebbe porsi prima di procedere con questi colpi di mano:
chi pensa ai lavoratori del Grand Hotel?
Chi pensa alle tante famiglie che vivono grazie a quegli stipendi e che rischiano di pagare sulla propria pelle una vicenda della quale certamente non sono responsabili?
Troppo facile oggi indossare i panni dei censori.
Prima di spiegare alla Procura cosa avrebbero fatto gli altri, il Comune di Salerno spieghi ai cittadini cosa ha fatto lui in tutti questi anni.
