“Ero in visita a Birkenau. Faccio parte dell’esecutivo del Comitato internazionale Auschwitz. Ero, parola d’onore, davanti alle rovine del forno crematorio numero 4, dove ci fu la rivolta del Sonderkommando, da parte di 600 ebrei coraggiosi. Mi squilla il cellulare: il Pd aveva appena concluso la sua riunione del Gruppo alla Camera, decidendo di votare no” al cosiddetto ddl antisemitismo, “sono rimasto annichilito”. Lo rileva, intervistato dal ‘Corriere della Sera’, Emanuele Fiano, figlio di Nedo, superstite di Auschwitz, ex deputato del Partito democratico, presidente di Sinistra per Israele.
“Non vedo quali cambiamenti possano esserci stati” rispetto al 2017, quando l’attuale segretaria del Pd, Elly Schlein, chiedeva di applicare la definizione di antisemitismo, secondo l’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra). “Le ragioni per opporsi duramente alle azioni della destra israeliana al Governo – ricorda Fiano – c’erano già: a Gaza c’erano state tre guerre, si moltiplicavano le colonie in Cisgiordania, tutte le istituzioni del mondo criticavano Israele”. Quanto alla decisione di lasciare il Pd, “è il mio orientamento. Ho ragionato e sofferto: non è un atto d’impeto. È una constatazione intellettuale, politica ed emotiva. Lo farei a cuor pesante”, afferma.
