SAREL MALAN (FORZA ITALIA): “SUPPLETIVE REGGIO CALABRIA, FORZA ITALIA E LEGA SU COSA DEVONO RIFLETTERE”

“Il risultato delle elezioni suppletive di Reggio Calabria merita, a mio avviso, un’analisi un po’ più approfondita di quella che sto leggendo in queste ore.

E il dato politicamente più interessante non è il 10,94% ottenuto da Domenico Giannetta. È Giannetta stesso.
L’obiezione è evidente: Giannetta non era un candidato qualunque. È stato deputato, capogruppo di Forza Italia alla Regione Calabria, uomo con una lunga storia politica e un forte radicamento territoriale. Una parte consistente di quel risultato può quindi essere attribuita al suo consenso personale e non direttamente a Vannacci.”
Lo scrive il Consigliere Comunale di Forza Italia Salerno Sarel Malan. 

È un’obiezione fondata. Ma, a mio avviso, conduce alla conclusione sbagliata.
C’è poi un secondo limite che va riconosciuto: l’affluenza è stata appena del 22,34%. Da una consultazione di queste dimensioni non si può ricavare alcuna proiezione nazionale. E non è questo il punto.
Il dato interessante è un altro: un politico strutturato, proveniente da Forza Italia, con una propria storia, una rete territoriale e un consenso personale, ha deciso di lasciare quel partito per aderire a una formazione politica nata soltanto pochi mesi fa.
E questo dato non dipende dall’affluenza. Riguarda la classe dirigente, non semplicemente gli elettori.
Fino ad oggi conoscevamo soprattutto il potenziale elettorale di Futuro Nazionale attraverso i sondaggi. Le rilevazioni più recenti lo collocano attorno all’8%, su livelli ormai superiori a quelli di Forza Italia e Lega.
Reggio Calabria suggerisce però un’altra possibile dinamica: Vannacci può esercitare capacità di attrazione non soltanto sugli elettori, ma anche su politici e amministratori già strutturati e radicati negli altri partiti del centrodestra.
Ed è questo, soprattutto per Forza Italia e Lega, il problema politico sul quale riflettere.
La Lega attraversa da tempo una difficoltà elettorale particolarmente evidente nel Centro-Sud. Per Forza Italia la questione è diversa. È un partito che storicamente si è definito liberale, moderato ed europeista all’interno del centrodestra. Negli ultimi anni, a mio avviso, Forza Italia ha progressivamente rinunciato a rappresentare con nettezza la propria identità liberale e moderata, inseguendo Fratelli d’Italia su posizioni più radicali e scegliendo troppo spesso una linea di sostanziale condiscendenza nei confronti di Giorgia Meloni. In questo modo ha finito per ridurre la propria autonomia politica e, soprattutto, la propria riconoscibilità agli occhi di chi continua a considerarsi liberale all’interno del centrodestra.
Quando un partito perde parte della propria riconoscibilità politica e culturale, un amministratore o un dirigente locale può continuare a riconoscersi nella propria storia, ma cominciare nello stesso tempo a interrogarsi sul proprio futuro.
A questo si aggiunge un elemento molto concreto.
Forza Italia conserva una classe dirigente ampia, costruita negli anni in cui il partito aveva percentuali elettorali molto superiori alle attuali. Ci sono parlamentari, consiglieri regionali, amministratori locali e aspirazioni politiche inevitabilmente più numerose degli spazi che un partito attestato oggi intorno al 7% può offrire.
Fratelli d’Italia rappresenta naturalmente una possibile destinazione, ma è già il primo partito italiano e dispone di una propria classe dirigente consolidata.
Futuro Nazionale presenta invece una caratteristica completamente diversa: è una formazione nuova, accreditata dai sondaggi di percentuali ormai di poco superiori a quelle di Forza Italia, ma con moltissimi spazi politici, territoriali e organizzativi ancora da occupare.
È per questo che considero il caso Giannetta più interessante del semplice 10,94%.
Il centrodestra ha vinto il collegio con il 51,02%. Questo è il risultato delle elezioni e non va forzato.
Ma fermarsi a quel numero significa fotografare ciò che è accaduto domenica e lunedì. La questione politicamente più interessante riguarda invece ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi.
La domanda, dunque, non è se quel 10,94% appartenga a Vannacci oppure al radicamento personale di Giannetta.
La domanda è un’altra: quanti altri Giannetta esistono oggi dentro Forza Italia e dentro la Lega?
Perché se Futuro Nazionale riuscisse progressivamente ad attrarre amministratori, consiglieri regionali e dirigenti locali portatori di consenso proprio, il fenomeno cambierebbe natura.
Non si tratterebbe più soltanto di conquistare elettori provenienti dagli altri partiti del centrodestra.
Si tratterebbe di attrarre chi quei voti è già in grado di organizzarli, rappresentarli e portarli alle urne.
Ed è questo, a mio avviso, il dato politico più interessante emerso dalle suppletive di Reggio Calabria.