a sconfitta di ieri della nazionale italiana di calcio nella finale play-off brucia profondamente. È una ferita sportiva e nazionale che ci accompagnerà a lungo, perché per la terza volta consecutiva l’Italia non parteciperà ai Mondiali. Ma proprio da questa dolorosa delusione dobbiamo trovare la forza di ripartire.
Credo che la Federazione Italiana Gioco Calcio debba trasformare questa umiliazione in un’occasione per cambiare rotta in modo strutturale. Non possiamo continuare a investire poco sui nostri giovani e a trascurare il valore del talento italiano. Se le regole europee impongono di non poter limitare l’utilizzo dei giocatori stranieri, nulla vieta — anzi, diventa doveroso — introdurre sistemi di premialità per le squadre che fanno crescere e impiegano calciatori italiani.
Si può, ad esempio, aumentare i contributi e i benefici economici per ogni giocatore italiano presente in rosa, premiando concretamente le società che credono nei vivai e nella formazione delle nuove generazioni. È un modello realistico e già in parte necessario, se pensiamo a situazioni come quella del Como, che rischia l’esclusione dalle coppe europee per non avere il numero minimo di italiani in squadra (più precisamente, addirittura, per non averne affatto).
Ognuno dovrà fare la propria parte. Come Regione, chiederemo investimenti in strutture sportive di prossimità, in quartieri e comuni medio-piccoli, perché il calcio torni a essere una passione accessibile e formativa per migliaia di ragazzi. Dalle piccole società, dai campetti di periferia, deve rinascere l’entusiasmo che ha sempre caratterizzato il nostro spirito sportivo.
È da oggi, da subito, che dobbiamo cominciare a costruire la Nazionale che affronterà i Mondiali del 2030. Servono visione, coraggio e un impegno collettivo per restituire dignità e futuro al calcio italiano.

