In realtà si è raschiato il fondo del barile in questi anni, con i governi che hanno provato a fermare l’emorragia degli stipendi, utilizzando le leve fiscali, prelevando le risorse dalla fiscalità generale. Un gioco delle tre carte, come abbiamo più volte denunciato, anzi delle due tasche, perché toglie i soldi da una tasca dei lavoratori per mettergliene solo una parte nell’altra.
Lo scrive il deputato di AVS Franco Mari.
È così definitivamente smascherato un argomento di tutta l’area liberale (da destra al centro e un pezzo di progressisti), che sostiene si debba intervenire sul cuneo fiscale o sulla revisione degli scaglioni per aumentare gli stipendi. Tutte balle. Noi lo sappiamo da anni, ora lo dicono anche i tecnici del Parlamento.
La verità è che per ridare forza ai salari servono sia un salario minimo stabilito per legge che un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni al costo della vita. Strumenti che, in forme diverse, esistono praticamente in tutti i Paesi che difendono realmente il potere d’acquisto delle famiglie.

