“Il 2025 è stato un anno di resistenza per l’agricoltura campana, ma a costi ormai insostenibili”. È il bilancio tracciato da Confagricoltura Campania dalle pagine di un quotidiano locale. “Il settore tiene, – spiegano dall’organizzazione – ma con margini sempre più ridotti a causa dell’aumento dei costi di produzione, degli effetti del cambiamento climatico e delle difficoltà dei mercati”. “Nonostante un peso strategico per l’economia regionale, oltre 5 miliardi di produzione e un quarto dell’export, le filiere mostrano forti criticità, dalla zootecnia bufalina all’olivicoltura, fino a vino, nocciola e castagna. A pesare anche fauna selvatica fuori controllo e carenza di manodopera”. “Per il 2026 – concludono – servono politiche di mercato, filiere organizzate, meno burocrazia e più potere negoziale agli agricoltori per tornare a crescere”.
