Il PNRR registra una forte accelerazione nell’ultimo anno, ma mantiene criticità rilevanti, in particolare nella spesa effettiva, nel completamento degli investimenti e nella capacità di colmare in modo strutturale i divari del Mezzogiorno, nonostante il rispetto formale della “quota Sud”.
Stato di avanzamento generale
Al 30 novembre 2025 risultano caricati su ReGiS 550.917 progetti finanziati dal PNRR, di cui 383.933 già conclusi (circa il 69,7%), 32.387 in chiusura e 120.193 in esecuzione.
La spesa sostenuta e registrata su ReGiS ha raggiunto 101,3 miliardi di euro (circa il 72% delle risorse effettivamente ricevute e il 59,3% dei 170,8 miliardi di investimenti da completare entro agosto 2026), a fronte di una dotazione complessiva del Piano pari a 194,4 miliardi. Con l’approvazione della settima e dell’ottava rata, l’Italia ha conseguito 366 milestone e target, pari al 63,7% del totale di 575 previsti, incassando complessivamente 153,2 miliardi di euro (78,8% delle risorse del PNRR).
Ritardi strutturali e rischi sul tratto finale
Nonostante i progressi, solo 18 investimenti e 44 riforme su 156 investimenti e 68 riforme possono considerarsi completamente chiusi, con un tasso di attuazione pari al 65% per le riforme ma appena al 12% per gli investimenti, segnale di un carico operativo molto concentrato sugli ultimi mesi di Piano.
La revisione approvata a novembre 2025 sposta 23,8 miliardi su strumenti finanziari e “facilities” che avranno fino a tre anni in più per completare gli interventi, mentre la maxi-rata finale da 28,4 miliardi, collegata a 159 milestone e target, rende particolarmente critico il rispetto della scadenza del 30 agosto 2026.
Il Governo stima che la spesa PNRR nel solo 2025 abbia mosso circa 45 miliardi (pari a due punti di PIL), ma la crescita annua dell’economia italiana si è fermata intorno allo 0,5%, evidenziando una capacità espansiva inferiore alle attese e un rischio di sottoutilizzo degli effetti macroeconomici del Piano.
Situazione del Mezzogiorno: risultati e limiti
Secondo la Sesta Relazione istruttoria sulla “Quota Sud”, al 30 giugno 2025 le risorse PNRR con destinazione territoriale ammontano a 146,1 miliardi, di cui 59,3 miliardi destinati al Mezzogiorno: il 40,6% delle risorse allocabili, in linea con l’obbligo normativo del 40%.
L’analisi del Dipartimento per le Politiche di Coesione e del Rapporto Svimez 2025 indica che, nel quadriennio 2021‑2024, il PIL del Sud è cresciuto dell’8,5% contro il 5,8% nazionale, grazie anche agli investimenti PNRR e al potenziamento di infrastrutture sociali come asili nido, tempo pieno e mense scolastiche.
Tuttavia, gli stessi approfondimenti evidenziano come la tenuta della quota Mezzogiorno dipenda ancora, in misura significativa, da stime e da misure di sistema non pienamente territorializzate, e come permangano forti criticità nella capacità amministrativa di molte amministrazioni meridionali, che richiedono un sostegno strutturale oltre l’orizzonte del Piano.
Ritardi amministrativi e criticità nella capacità di spesa
Al 30 novembre 2025 la spesa complessiva del PNRR, inclusi strumenti finanziari, è pari a 101,3 miliardi su 194,4, mentre per molti ministeri titolari di risorse superiori ai 2 miliardi l’avanzamento finanziario resta sotto il 50%: tra questi Lavoro, Cultura e, in parte, Salute, con valori compresi tra circa il 26% e il 49,5%.
Considerando solo le misure non classificate come strumenti finanziari, i dati evidenziano situazioni molto differenziate: a fronte di ministeri con avanzamento elevato (ad esempio Imprese e Made in Italy all’88%, Ambiente e Sicurezza Energetica al 65,1%), il Ministero del Lavoro si ferma al 26,5%, la Cultura al 27,4% e il Turismo al 19%, indicando ambiti in cui il ritardo di spesa è particolarmente marcato.
La stessa Relazione segnala che il monitoraggio della spesa è ostacolato da ritardi nella rendicontazione da parte dei soggetti attuatori e che, per accelerare i pagamenti, dal dicembre 2024 è stato introdotto un meccanismo che consente il trasferimento semplificato di risorse fino al 90% del valore del progetto, misura che testimonia la necessità di un forte sforzo correttivo nella fase finale.
Mezzogiorno tra opportunità PNRR e necessità di continuità
Il PNRR ha già contribuito a ridurre i tempi medi di progettazione delle infrastrutture sociali nel Mezzogiorno da oltre 20 mesi a circa 7,1 mesi, e a comprimere di circa il 20% la durata complessiva delle fasi preliminari rispetto alle opere realizzate prima del Piano, avvicinando le performance del Sud a quelle del Centro‑Nord.
Gli investimenti in infrastrutture sociali stanno producendo primi effetti misurabili: l’offerta di posti negli asili nido pubblici cresce più rapidamente nel Sud, riducendo un divario iniziale di circa nove punti percentuali, mentre la quota di alunni della primaria con mensa è passata nel Mezzogiorno dal 19,2% al 31,6% nell’anno scolastico 2023‑2024.
Le analisi Svimez citate nella Relazione avvertono però che, senza politiche strutturali di lungo periodo, il rischio è che i risultati del PNRR restino congiunturali: per consolidare la convergenza servono continuità negli investimenti, rafforzamento stabile della capacità amministrativa, governance multilivello che valorizzi il ruolo delle città medie meridionali e strumenti permanenti di supporto tecnico ai territori.
Dichiarazioni del presidente Antonio Lombardi
«I dati sul PNRR destano preoccupazione – dichiara il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi – soprattutto per il Mezzogiorno, che è poi l’area del Paese su cui avrebbero più dovuto impattare le misure del PNRR. Occorre ridurre con urgenza i tempi di progettazione ed esecuzione delle opere, lavorando in particolare sulle piccole città e sui borghi, e accelerandole procedure bloccate nei vari ministeri. Purtroppo, anche il PNRR ha scontato – e ancora sconta – le problematiche ataviche del nostro Paese: burocrazia eccessiva, lungaggini procedurali, carenza di personale tecnico e ritardi autorizzativi.
«Preoccupa, in modo particolare, la situazione del Mezzogiorno – aggiunge Lombardi – in cui permangono forti criticità nella capacità amministrativa di molte amministrazioni, che richiedono un sostegno strutturale che vada oltre l’orizzonte del Piano. Occorre definire un potenziamento, possibilmente strutturale, degli uffici che punti all’incremento ed alla qualificazione degli organici, o altrimenti è forte il rischio di trasformare anche il PNRR nell’ennesima occasione mancata per la coesione territoriale e sociale del Paese».
