GOVERNO MELONI. DOPO DIMISSIONI DELMASTRO E SANTANCHE’ E’ GIA’ SCATTATO TOTO NOMI

Alla fine di un’altra giornata sull’ottovolante, Giorgia Meloni incassa anche le dimissioni ‘auspicate’ di Daniela Santanchè. Dopo il passo indietro, ieri, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del ministero di via Arenula, Giusi Bartolozzi, oggi – al termine di un lungo pressing da parte di Fratelli d’Italia – arriva anche l’addio al governo del ministro del Turismo, che aveva trascorso l’intera mattinata chiusa nel suo ufficio al dicastero. Con una lettera alla premier, Santanchè ha ufficializzato la sua ‘rinuncia’ (con un garibaldino “obbedisco”), accompagnandola con una chiusa polemica: “Cara Giorgia, non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”.

Per il ‘dopo Santanchè’ si moltiplicano le ipotesi. Come da tradizione, il totonomi è scattato subito dopo la missiva d’addio ed è destinato a proseguire fino all’individuazione del successore: con ogni probabilità domani mattina, dal momento che Meloni è rientrata in serata dalla visita in Algeria e non dovrebbe presentarsi al Colle con il nome del nuovo ministro. Tra le valutazioni in corso, secondo quanto si ragiona negli ambienti di via della Scrofa, ci sarebbe l’ipotesi di un riequilibrio geografico e politico: puntare su una figura del Sud per ricostruire consenso in aree oggi più fragili, come quelle in cui ha prevalso il ‘no’ alla riforma della giustizia. In alternativa, un profilo amministrativo forte e riconoscibile come quello di Luca Zaia potrebbe garantire continuità nella capacità di governo, anche se qualcuno osserva che assegnare ora una casella alla Lega rischierebbe di innescare tensioni, soprattutto con Forza Italia. Interpellato su un possibile coinvolgimento, l’ex governatore del Veneto preferisce non commentare. Sullo sfondo, anche la figura dell’ex presidente del Coni Giovanni Malagò, ma in via della Scrofa si registra scetticismo suls uo nome per quella casella. Secondo gli ultimi boatos, in quota Fdi sarebbe in corsa anche Gianluca Caramanna, deputato meloniano e figura di riferimento nel settore turistico: classe 1975, nato a Flörsheim am Main, in Germania, economista del turismo e manager di lunga esperienza nel comparto alberghiero, tra cui il gruppo Hotel Domus. Circola inoltre il nome di una donna, Elena Nembrini, attuale direttore generale dell’Enit, così come viene ipotizzato anche il profilo dell’attuale presidente Ita, Sandro Pappalardo.

La scelta del nuovo ministro del Turismo, raccontano, non è semplice. Pesa ancora la mancata elaborazione della sconfitta dei sì al referendum. Il nodo – si osserva in ambienti parlamentari di Fdi – è quello della classe dirigente: se nei territori in cui esprimi sindaci o figure apicali finisci per perdere con margini anche superiori al 60%, significa che esiste una frattura profonda. Quella del referendum, in questa lettura, non è soltanto una sconfitta elettorale, ma il segnale di uno scollamento: proprio dove il partito dovrebbe essere più forte, perché governa e ha visibilità, si rivela invece più debole, osserva un esponente. Il fatto di aver prevalso soltanto in tre regioni rafforza ulteriormente questa interpretazione. Da qui l’idea delle “pulizie di primavera”: una cesura netta, non solo simbolica, per aprire una nuova fase.