“Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze”. E’ il titolo del libro, scritto dal Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, presentato, oggi, nell’Aula del Consiglio Regionale della Campania.
Hanno Parteciperanno l’autore, il Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, l’Arcivescovo Metropolita di Napoli, Card. Don Domenico Battaglia, il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, l’Assessore alle Politiche Sociali e Scuola della Regione Campania, Andrea Morniroli, il Garante delle persone sottoposte a detenzione del Lazio, Stefano Anastasia, la moderatrice, Maria Chiara Aulisio, giornalista de “Il Mattino”.
“Nella mia qualità di Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, ho ricevuto oltre 1.400 lettere di altrettanti detenuti in otto anni che raccontano la realtà carceraria e chiedono condizioni più umane più dignitose, di poter ricevere una visita medica, incontrare un familiare, insomma, dover scontare la pena senza essere privati della dignità – ha detto Ciambriello – che ha aggiunto: “chi sbaglia non deve pagare, deve cambiare, anche restando in carcere, in comunità o con misure alternative”.
“C’è massima collaborazione affinché i percorsi rieducativi e di riabilitazione per i detenuti, previsti dalla Legge, vengano affiancati da un lavoro concreto come Regione Campania” – ha detto il Presidente del Consiglio Regionale Massimiliano Manfredi che ha aggiunto: “abbiamo di fronte un’emergenza carceri che non è solo un problema di numeri e spazi, ma riguarda soprattutto i più giovani, penso alla violenza e alla criminalità minorile, per offrire opportunità nelle forme previste dalla Legge. Ogni persona che riusciamo a rieducare nelle carceri è una vittoria dello Stato, fermo restando ciò che prevedono la Costituzione e le leggi in materia penale; in questo contesto, vanno garantiti la civiltà e dignità della condizione carceraria. Il libro di Samuele Ciambriello ci offre questi spunti di riflessione e la presenza dell’Arcivescovo Don Domenico Battaglia fa comprendere che questa è un’altra fascia importante della nostra società e siamo pronti, con il Presidente Roberto Fico, a fare la nostra parte”.
“Un libro bello e ‘politico’ che evidenzia la grave situazione delle carceri, le cui condizioni generalmente non rispettano il dettato costituzionale che prevede la dignità nello scontare la pena ed il fine della stessa ovvero la rieducazione ed il reinserimento sociale del detenuto, e che ‘smonta’ la tendenza per la quale le persone fragili, chi non è in regola va contenuto mentre andrebbe supportato ed incluso nella società”, ha sottolineato l’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Andrea Morniroli.
Sul tema del sovraffollamento e delle condizioni di vita dei detenuti, si è soffermato il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, per il quale “il carcere non può essere soltanto punizione e non deve umiliare la persona. Il Governo – ha aggiunto – con l’introduzione di nuove figure di reato, con l’aumento delle pene e la diminuzione delle possibilità di misure alternative, ha scelto una strada carcerocentrica. Ha fatto una scelta assolutamente legittima, che io poco condivido, ma assolutamente legittima, dopodiché però deve far sì che il carcere consenta dignitosamente alle persone di scontare la pena”.
Infine, l’Arcivescovo metropolita di Napoli, Cardinale Don Domenico Battaglia che ha sottolineato: “queste pagine non nascono dietro una scrivania, né dall’osservazione distante di una realtà studiata sui numeri o nelle statistiche. Nascono dall’incontro: lungo i corridoi delle carceri, nelle sale colloqui, nelle sezioni sovraffollate, nelle celle dove il tempo sembra fermarsi e dove le domande più profonde dell’esistenza risuonano con una forza particolare. L’ascolto è il filo rosso che attraversa queste pagine: non sono semplici documenti, sono vite che chiedono di essere riconosciute, parole che cercano un interlocutore. Viviamo in un tempo in cui si parla molto e si ascolta poco, si giudica rapidamente e si comprende raramente. Dietro ogni fascicolo giudiziario c’è sempre una persona. Dietro ogni errore c’è una storia. Dietro ogni condanna c’è un essere umano che porta con sé responsabilità e fragilità, ma anche la possibilità di cambiare”.
