Prende sempre più forma, nella maggioranza, il cantiere della nuova legge elettorale, con l’obiettivo – riferiscono fonti parlamentari – di arrivare al deposito del testo in tempi relativamente brevi, possibilmente prima del referendum sulla giustizia e con un primo passaggio in Aula entro l’estate. Qualcuno azzarda la data di mercoledì 25 febbraio, anche se la scadenza viene considerata da più parti troppo ottimistica. Parallelamente, sul piano parlamentare, dalle forze di minoranza filtra che ci sarebbero già state interlocuzioni informali con esponenti delle opposizioni, in attesa che la coalizione di centrodestra metta a punto la versione definitiva della riforma.
L’intesa di massima, ancora in fase di rifinitura, ruota attorno a un sistema proporzionale con premio di maggioranza e soglia di sbarramento intorno al 3%. Proprio la soglia resta uno dei dossier più sensibili: dai rumors del Transatlantico emerge l’ipotesi di una Giorgia Meloni orientata a confermare il 3%, una sorta di ‘promessa’ a Carlo Calenda. Nella Lega, invece, si ragionerebbe su un possibile ritocco verso l’alto in funzione ‘anti-Vannacci’, mentre Fdi resterebbe favorevole a una soglia contenuta. Indiscrezioni che, al momento, non trovano conferme tra chi segue il dossier da vicino.
Sul tavolo rimane poi il capitolo preferenze, indicato da più parti come l’ultimo vero nodo politico da sciogliere. Il partito di via della Scrofa continua a considerarle l’opzione migliore, mentre il confronto con gli alleati prosegue alla ricerca di una sintesi condivisa. Le ipotesi in campo sono quattro: niente preferenze; preferenze libere; preferenze con capolista bloccato; oppure il modello ‘Toscana’, con nome stampato sulla scheda e semplice crocetta. Al momento, però, una decisione non sarebbe stata ancora presa. L’impianto complessivo della riforma, che punta a superare l’attuale Rosatellum eliminando i collegi uninominali, mira a garantire governabilità a chi superi la soglia del 40%, anche con margini contenuti. Sembra invece accantonata – dopo le perplessità emerse nella Lega e in Forza Italia – l’ipotesi di indicare il nome del premier direttamente sulla scheda.
FONTE ADNKRONOS
