“Il MoVimento 5 Stelle ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua ‘diversità’. Osservare la trasformazione antropologica dei suoi protagonisti serve a poco, è il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi e le intenzioni che lastricano la strada per l’inferno, con tanto di pedaggio. Eppure, qualcosa deve essere ricordato, il MoVimento era nato da un sentimento popolare che continua a esistere, anche se chi avrebbe dovuto rappresentarlo ha smesso di ascoltarlo… Era la delusione verso un modello occidentale fondato sulla democrazia e sui diritti, ma sempre più dominato dal capitalismo. Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse”. Lo scrive Beppe Grillo in un post sui social.
“Noi avevamo provato a darne alcune, distribuire il reddito, cambiare la classe dirigente, coinvolgere i cittadini nelle decisioni e programmare il futuro invece di amministrare la prossima elezione. Le avevamo chiamate reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica; proposte che, con il tempo, sono diventate slogan da pronunciare nei convegni e dimenticate dopo il buffet. Oggi la crisi del modello occidentale è più profonda, il sistema viene consumato dall’interno e messo sotto pressione dall’esterno; anche il disagio legato all’immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione, è il sintomo di una malattia che la politica preferisce usare anziché curare. Da una parte si grida all’invasione, dall’altra si finge che il problema non esista, e in mezzo restano i cittadini e gli immigrati, dentro una società divisa. Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso, dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo”.
“Il programma dovrebbe partire da qui, dall’ascolto. Le domande riguardano la sicurezza e la salute, l’equità, la partecipazione e l’identità. Servono risposte chiare e che guardino oltre il prossimo sondaggio. Prendiamo il lavoro, se una parte delle attività sarà svolta da intelligenze artificiali e robot, chi riceverà la ricchezza prodotta? Le macchine lavoreranno e gli esseri umani guarderanno? Avremo pochi proprietari degli algoritmi e milioni di persone con un abbonamento mensile alla sopravvivenza? Questo scenario impone politiche sul reddito e sul lavoro, impone anche di ripensare la formazione e l’immigrazione. Persino alcuni protagonisti della rivoluzione tecnologica parlano di reddito universale. Bene! Che comincino a finanziarlo coloro che guadagnano dall’automazione. Non si può privatizzare il futuro e distribuire la disperazione!”.
