“La commissione ha voluto dedicare due giornate al fenomeno del caporalato in agricoltura e nel Sud. La scelta di Amendolara e della Piana del Sele è particolarmente significativa perché mette assieme il luogo di una strage evidentemente connessa al caporalato e un territorio segnato dallo stesso fenomeno che è necessario mettere sotto osservazione.
Lo scrive, in una nota diffusa alla stampa, il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Franco Mari.
L’attività della Commissione si concentra in questo periodo sul caporalato e la schiavitù nel lavoro perché nel nostro Paese hanno assunto dimensioni e caratteristiche eccezionali, anche rispetto al resto d’Europa. Qui, infatti, a differenza che altrove conquista ormai altri settori oltre a quelli classici e per questo è necessario studiarne le dinamiche e individuare le misure di contrasto.
In questa missione abbiamo acquisito una quantità enorme di informazioni e suggerimenti. Tutte convergenti sui alcuni punti essenziali.
- Il caporalato in agricoltura colma storicamente uno spazio particolare, consentendo l’incontro tra domanda e offerta in un settore particolare, con caratteristiche uniche dal punto di vista dei cicli produttivi e del mercato del lavoro. L’unica soluzione strategica è quella di sostituire i caporali con lo Stato, attraverso il collocamento pubblico, trasporti, alloggi, servizi, sistemi digitali per rispondere tempestivamente alle richieste delle imprese. Ovviamente è necessario un intervento pubblico per garantire prezzi al di sopra dei costi di produzione e in grado di garantire i margini aziendali, come servono indici di congruità a cui condizionare tutto il sistema di aiuti.
- Le parti sociali e non solo hanno testimoniato il totale fallimento delle politiche migratorie, del sistema di accoglienza, dei decreti flussi. In molti hanno chiesto una sanatoria, ponendo la regolarità prima questione da affrontare per sottrarre i migranti al ricatto dei caporali. Nella situazione attuale, infatti, ogni lavoratore che rimane privo di un permesso di soggiorno diventa immediatamente una potenziale vittima della intermediazione criminale di manodopera. Dal punto di vista dell’analisi del fenomeno criminale, però, va detto che se riduciamo il caporalato ai caporali non ne comprendiamo la portata. Siamo in tutta evidenza di fronte a una rete, probabilmente nazionale, che recluta e smista i lavoratori in tutta Italia (a volte li sposta in caso di incidenti) dispone di risorse per affittare alloggi, acquistare veicoli prestare servizi. Un fenomeno quindi complesso e in costante evoluzione”.
IL REPORT DEL PROF. GENNARO AVALLONE
Tra le informazioni acquisite dalla commissione nella tappa salernitana, Franco Mari cita anche il report del prof. Gennaro Avallone dell’Università di Salerno che ha censito ben 24 episodi tra decessi e infortuni sul lavoro che hanno coinvolto cittadini stranieri tra novembre 2024 e aprile 2026 nella Piana del Sele e più in generale in provincia di Salerno. Episodi che non rappresentano la totalità dei casi ma solo quelli menzionati dai media locali.
I casi documentati mostrano una ricorrenza significativa di incidenti stradali, in particolare investimenti di lavoratori costretti a spostarsi in bicicletta lungo arterie pericolose come la SS18 o le strade provinciali, in assenza di trasporti pubblici e di servizi di trasporto predisposti dalle aziende agricole.
Diversi episodi riguardano poi morti o gravi incidenti in contesti produttivi, in particolare nel settore agricolo e nello smaltimento illecito dei rifiuti operato dalle stesse aziende. Altri episodi riguardano inoltre persone senza fissa dimora o costrette in condizioni di marginalità: uomini trovati morti in strada, in abitazioni precarie o in luoghi isolati, talvolta senza essere immediatamente identificati. In alcuni casi le cause restano incerte, tra incidenti, malori, suicidi o possibili responsabilità di terzi. Non mancano infine episodi di violenza o forte allarme sociale, come gli spari contro un centro di accoglienza per migranti ad Agropoli o il ritrovamento di corpi in circostanze sospette.
Dal report del prof. Gennaro Avallone emerge anche, dati alla mano, che il Decreto flussi, si sta rivelando un dispositivo che produce nuova irregolarità.
Si riporta un passo integrale, estrapolato dal report, sulle ricadute del decreto flussi in provincia di Salerno.
“In provincia di Salerno le conversioni in permessi di soggiorno sono ancora più basse di quelle regionali. Nel 2024, a fronte di un numero molto elevato di domande per lavoro stagionale (27.129), i nulla osta rilasciati sono stati 2.699. Il dato si riduce ulteriormente se si considerano i permessi di soggiorno effettivamente rilasciati, pari a 180. Una dinamica analoga si osserva anche per il lavoro subordinato non stagionale: su 14.276 domande presentate, i nulla osta concessi sono stati 733, ma i permessi di soggiorno richiesti risultano solo 40. Nel 2025 emerge un quadro ancora più critico. Le domande per lavoro stagionale scendono a 3.977, ma i nulla osta rilasciati sono appena 31, e i permessi di soggiorno effettivamente concessi si fermano a 2. Per il lavoro non stagionale, su 3.441 domande presentate, risultano rilasciati solo 2 nulla osta e nessun permesso di soggiorno. Complessivamente, nel 2025, il totale dei permessi di soggiorno rilasciati in provincia è pari a zero.
Un ulteriore elemento significativo riguarda il ruolo delle organizzazioni datoriali. In entrambi gli anni, una quota rilevante delle domande passa attraverso questi canali (8.577 nel 2024 e 3.799 nel 2025 per il lavoro stagionale; 1.827 e 3.354 per il non stagionale), ma questo non si traduce in un corrispondente numero di permessi effettivamente rilasciati. Le richieste di permesso di soggiorno formalmente presentate risultano infatti estremamente basse rispetto al numero iniziale di istanze”.
