“La manifestazione di questa mattina in piazza Amendola è un forte segnale di coesione sociale: tutti insieme lavoratori, imprenditori, Comune di Salerno ed esponenti del mondo delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria. Significa che la città, la provincia stanno rispondendo al nostro accorato appello. Significa che la nostra battaglia è giusta perché si pone l’obiettivo di tutelare gli interessi della comunità salernitana nella sua interezza.” E’ quanto dichiara Agostino Gallozzi.
Significa che è stato percepito che il porto di Salerno è un valore aggiunto importante: l’unica reale porta di accesso al mondo per le merci prodotte dalle nostre imprese; il porto è la più grande azienda del Salernitano: 1.500 addetti diretti ed altre migliaia nell’indotto. Continueremo al meglio delle nostre possibilità a difendere questo patrimonio comune: da oggi siamo certi che non saremo lasciati da soli. Siamo all’inizio di un percorso che – ci auguriamo – possa condurre a mantenere la nostra autonomia, la nostra competitività, la nostra capacità di confrontarci a testa alta con i mercati internazionali.
La nostra forza è andare avanti uniti e coesi. Possiamo ancora farcela!”
CIOFFI (M5S) GIU’ LE MANI DAL PORTO DI SALERNO. BASTA AI GIOCHI DI POLTRONE SULLA PELLE DEI LAVORATORI
Il decreto che prevede l’accorpamento delle tre autorità portuali campane, Napoli, Salerno e Castellammare racchiude il pericolo di un’egemonia del capoluogo.
La paura è che il porto di Salerno, che negli anni è diventato un’eccellenza per il sud e un punto di riferimento nazionale per il traffico merci, si troverebbe declassato al solo trasporto passeggeri. Un business di gran lunga inferiore per volumi e giro di affari.
La preoccupazione è per i lavoratori, che potrebbero vedere andare in fumo centinaia di posti di lavoro.
Cosa c’è dietro questa manovra?
Ci sembra troppo facile pensare che sia solo spending review. Ovviamente siamo assolutamente a favore della riduzione degli sprechi e sappiamo che ogni autorità portuale costa allo Stato milioni l’anno, solo per il funzionamento della macchina amministrativa. Ma accorpare Salerno sotto Napoli è come inserire una cellula sana in un corpo malato. Il rischio è che si infetti la cellula, invece di far guarire il corpo.
L’autorità portuale di Salerno infatti ha un organico infinitamente più piccolo rispetto a Napoli e negli anni ha dimostrato di saper assecondare le esigenze degli imprenditori portando il porto di Salerno a diventare un modello di efficienza. Modello a cui Napoli, immobilizzata da un organico pesante, da dirigenti con stipendi da capogiro e la presidenza commissariata da anni, ha provato ad ispirarsi per essere competitiva.
Come mai il nostro governatore De Luca, sempre pronto a difendere il modello Salerno ora resta in silenzio? Sarà che aveva barattato la sottomissione del porto con una presidenza della nuova Autorità per il suo fedelissimo Andrea Annunziata, al solo scopo di mettere le mani sulla più grande azienda di Napoli, ovvero il suo porto?
E cosa succederà se invece il Ministro Delrio designerà un uomo diverso, magari del suo entourage?
A quale gioco stanno giocando il Governo e De Luca sulla pelle dei lavoratori e degli operatori del porto di Salerno? La nostra attenzione resta altissima. Come capogruppo in Commissione trasporti al Senato la faccenda mi riguarda particolarmente da vicino. Non lasceremo che per un gioco di potere si svenda l’impresa più importante della città.
Porto di Salerno, Fit Cisl provinciale a difesa dello scalo cittadino. “La priorità restano i livelli occupazionali”
Salerno. La Fit Cisl provinciale si conferma in prima linea per difendere il porto di Salerno. “Quello che vogliamo sottolineare non è tanto il diniego assoluto all’accorpamento ma bensì il metodo con cui avviene. Le competenze che poi verranno date all’autorità competente a Napoli in merito agli investimenti da fare nei porti e ai lavori di ammodernamento, con le destinazioni d’uso, tutte queste decisioni dovranno tenere conto delle esigenze del territorio”, ha spiegato Ezio Monetta, segretario generale della Fit Cisl provinciale. “Non siamo preoccupati per l’atto politico ma per le ripercussioni che eventualmente ci potrebbero essere sui livelli occupazionali. Servono progetti e investimenti nelle infrastrutture del porto di Salerno, in tanti anni non si è pensato ad un retroporto, una zona atta a recepire gli arrivi via mare. L’accorpamento ci preoccupa, ma relativamente se si garantiscono i livelli occupazionali. Preoccupa anche una parte della riforma sul mercato del lavoro, questo genererebbe una corsa al ribasso a discapito degli elementi di sicurezza così complessa per gli stessi lavoratori”.
