“Questa vicenda è la cronaca di una morte annunciata”. Lo dice Antonio Cammarota, avvocato, consigliere comunale e capogruppo de La Nostra Libertà nonché presidente della commissione trasparenza che già da tre mesi aveva acceso i fari sul deposito delle mascherine al Parco dell’Irno andate a fuoco nella serata di domenica. “Da mesi -ricorda Cammarota- la commissione trasparenza si occupa del caso, su sollecitazione dell’allora, consigliera comunale Claudia Pecoraro oggi assessore regionale all’ambiente. In una prima fase, con grande difficoltà, acquisendo atti del comando dei vigili urbani fu chiarito che le mascherine erano state effettivamente abbandonate, che non erano sorvegliate e che non c’era stato un provvedimento di sequestro nè amministrativo né penale e che gli atti erano stati mandati alla procura della Repubblica. Si è tornati sulla vicenda qualche settimana fa ascoltando la vicecomandante della polizia locale, la quale chiarì su specifica domanda del presidente della commissione che in procura vi era un fascicolo, ma modello 45, ovvero aperto senza una effettiva notizia di reato. Si sollecitava, tra l’altro, da parte della commissione trasparenza, un nuovo rapporto alla procura, perché da un lato si mettesse in sicurezza l’area e dall’altro si prevedesse l’ipotesi di un modello 21 o di un modello 44, quindi con notizia di reato contro ignoti o contro noti,quindi realizzando un sequestro penale. La commissione voleva che ci fosse una cautela: o attraverso un sequestro amministrativo per eventuali rischi sanitari, ma fu fatta una semplice recinzione con nastro rosso o un sequestro penale e questo però doveva essere l’effetto di una misura cautelare a seguito di un procedimento penale con un modello che includesse una notizia di reato”. “Come è evidente – conclude Cammarota – immaginavamo e volevamo evitare che tutto questo accadesse. Mercoledì in commissione trasparenza ascolteremo nuovamente il comando di polizia locale e chiederemo conto e ragione della gestione di una vicenda potenzialmente molto grave, nonostante le precise sollecitazioni della commissione”.
